Mladić, il derby di Belgrado riaccende le ferite di Srebrenica
Durante il derby tra Stella Rossa e Partizan, gli spalti si sono trasformati in una beatificazione di Mladić
Nel cuore dello stadio di Belgrado, Rajko Mitić, è apparsa una grande immagine di Ratko Mladić, l’ex comandante militare dei serbi di Bosnia, scomparso il 27 agosto mentre scontava l’ergastolo per genocidio e crimini di guerra. Accanto al volto, la scritta “Direzione Potočari”, un riferimento diretto alle parole pronunciate da Mladić l’11 luglio 1995, quando le truppe serbo‑bosniache entrarono a Srebrenica. Potočari è oggi il luogo del memoriale dedicato alle vittime del genocidio, dove riposano migliaia di uomini e ragazzi bosgnacchi uccisi durante l’offensiva.
Il minuto di silenzio e la reazione
Prima del fischio d’inizio, giocatori e pubblico si sono raccolti in un minuto di silenzio in memoria di Mladić. Dai settori di entrambe le tifoserie si è levato il suo nome, scandito come un coro, due gruppi ultrà uniti nel dolore e nella memoria del loro comandante. La Stella Rossa ha poi rilanciato sui propri canali social il video della coreografia, amplificando il gesto e suscitando reazioni contrastanti in Serbia e all’estero.
Il peso della storia
Mladić era stato condannato all’ergastolo nel 2017 dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, con sentenza confermata quattro anni dopo. Le accuse riguardavano il genocidio di Srebrenica, dove furono uccise oltre ottomila persone, e i crimini commessi durante l’assedio di Sarajevo.
Un derby che va oltre il calcio
La partita tra Stella Rossa e Partizan, storicamente carica di rivalità, si è trasformata in un evento che ha riportato alla luce ferite ancora aperte. L’episodio dimostra come il calcio, nei Balcani, continui a essere uno specchio della memoria collettiva, capace di riaccendere tensioni e dibattiti che vanno ben oltre lo sport.
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