Legge elettorale, i dubbi sul ballottaggio e i sondaggi incombono sull’esame al Senato
La riforma della legge elettorale fa ufficialmente ingresso nell’aula del Senato. Dopo aver già varcato le porte di Palazzo Madama per l’esame preliminare da parte della commissione Affari costituzionali, che anche questa mattina potrebbe effettuare gli ultimi aggiustamenti, la vera partita inizia quindi con l’avvio della discussione nell’emiciclo. Per quanto riguarda il posizionamento politico non ci sono novità. Si conferma la distanza tra maggioranza e opposizione e, dunque, l’assoluta impossibilità di approvare un testo in qualche modo condiviso. Anche se, in verità, l’impostazione del nuovo sistema elettorale piace all’opposizione più di quanto non dica pubblicamente. Salvo, ovviamente, per la necessità di indicare il nome del candidato premier prima del voto. Elemento che ha già messo in crisi un’alleanza che non è neanche giunta ancora al termine del proprio percorso costitutivo.
Il cavallo di Troia che il centrodestra si vanta di aver lasciato nel campo avversario ha raggiunto l’obiettivo. Ha ulteriormente frammentato un centrosinistra già diviso, spingendolo a correre ai ripari. Ma in direzioni differenti. Da una parte Giuseppe Conte che, come confermano fonti accreditate del Movimento 5 Stelle, non vede l’ora di incassare il successo alle primarie. Dall’altra Elly Schlein alla quale lo stato maggiore del Pd continua a suggerire prudenza. Nel mezzo tutti gli altri, in attesa che i due principali contendenti al trono decidano il da farsi. Nel frattempo si conferma la linea dura sulla riforma elettorale.
Ballottaggio, il centrodestra diviso e Vannacci avverte
La maggioranza, invece, dopo aver trovato la quadra sulle preferenze è alle prese con un nuovo intoppo, il ballottaggio. La soluzione del doppio turno non pare però aver convinto i partiti di governo. Il centrodestra è infatti diviso tra chi sostiene che il ballottaggio possa risultare determinante in caso di pareggio, perché si recupererebbero i consensi di Vannacci, e chi, invece, lo vede come un limite a quel ‘voto utile’ che con un solo turno indurrebbe i potenziali elettori di Futuro Nazionale a scegliere uno dei partiti della coalizione tradizionale. Fosse solo per non rischiare di vedere Elly Schlein o Giuseppe Conte a Palazzo Chigi.
A prevalere è questa seconda linea, ma finché la pratica non sarà archiviata nel suo complesso tutto può accadere. Di certo, ad alimentare la discussione hanno contribuito anche i sondaggi resi noti ieri che, di poco differenti tra loro, quotano il partito di Vannacci attorno all’8%. Musica per le orecchie del generale che non perde occasione di far presente che senza di lui il centrodestra non vince.
Poi il riferimento che sembra richiamare l’ipotesi ballottaggio su cui riflette il centrodestra: “Non sarò la ruota di scorta di nessuno”, tuona sui social. “Le alleanze non si costruiscono con formule escogitate nei palazzi”, aggiunge, “ma sulla chiarezza dei programmi e la lealtà verso gli elettori”. Insomma, o si corre insieme o ognuno per conto suo. In caso di uno o due turni, sembra voler dire Vannacci. Ma qualora, per assurdo, la riforma elettorale prevedesse il ballottaggio e nel caso in cui nessuno dei principali schieramenti ottenesse il 42% dei voti utile a ottenere il premio di maggioranza, davvero le truppe del generale diserterebbero o, peggio ancora, passerebbero nelle file nemiche?
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