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Politica

Vannacci punta al Sud e provoca: ‘La mia Sassonia è in Calabria’

di Eleonora Manzo -


Roberto Vannacci continua a dominare l’agenda politica italiana, muovendosi come un magnete capace di polarizzare il dibattito pubblico tra tifoserie contrapposte e costanti attacchi incrociati.

Il leader di Futuro Nazionale ha alzato ulteriormente la posta in gioco in vista delle elezioni suppletive del 27 e 28 settembre, lanciando una provocazione destinata a far discutere: ‘Reggio Calabria sarà la nostra Sassonia’. Una dichiarazione che evoca i recenti exploit dell’ultradestra tedesca per proiettare la sua compagine in una dimensione di sfida globale. Ma se da un lato la sinistra grida allo scandalo, dall’altro l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni prosegue nel suo percorso di stabilità istituzionale, forte di un programma di riforme concreto che non si lascia distrarre dalle fibrillazioni estemporanee.

Il fenomeno politico del generale si alimenta, per paradosso, proprio della foga con cui i suoi avversari tentano di arginarlo. Più l’area progressista alza i toni del boicottaggio, più lo spazio mediatico viene concesso alle sue tesi. La retorica del ‘pericolo imminente’ si sta trasformando in un formidabile amplificatore per le sue idee. La sfida calabrese ne è l’esempio lampante.

Nel mirino del generale non ci sono solo le opposizioni, ma anche la scelta di Forza Italia di schierare un candidato accusato di non conoscere a fondo le dinamiche dello Stretto. Al contrario, l’ambizione dichiarata è quella di misurare il peso specifico della propria lista sul territorio, interpretando il malumore diffuso verso le politiche europee del Green Deal e la gestione dei flussi migratori.

A infiammare ulteriormente gli animi si aggiungono le reazioni al prossimo appuntamento a Torino, previsto per il 18 settembre. La partecipazione del segretario di Futuro Nazionale a un seminario sull’insicurezza urbana -organizzato da un sindacato di polizia e inizialmente riconosciuto come attività di aggiornamento professionale per gli agenti – ha provocato la durissima reazione del Silp Cgil. Il sindacato ha contestato che la presenza di Vannacci, indicato nella locandina come europarlamentare, mettesse in discussione la natura tecnico-scientifica e politicamente neutrale richiesta per questo tipo di formazione, evocando anche l’articolo 98 della Costituzione e il principio di imparzialità del personale delle forze di polizia. Le opposizioni hanno subito gridato alla strumentalizzazione politica dell’aggiornamento professionale delle forze dell’ordine. Questa reazione a catena dimostra come ogni singola presenza del generale si trasformi regolarmente in un caso nazionale, esasperando i toni oltre il reale peso specifico degli incontri.

E in questo panorama di perenne agitazione, Palazzo Chigi mantiene una linea di assoluto pragmatismo. Mentre il dibattito si avvita sulle suggestioni futuriste e sui paragoni con i modelli tedeschi, l’azione del governo prosegue sui binari della concretezza economica e del posizionamento internazionale dell’Italia. Giorgia Meloni presidia con fermezza l’area del centrodestra di governo, disinnescando le mine della propaganda giornalistica ed evitando di farsi trascinare in polemiche di giornata. La stabilità dell’esecutivo resta il pilastro fondamentale e le uscite estemporanee dei singoli leader d’area vengono gestite come elementi di un pluralismo interno che non intacca la solidità della coalizione. La sfida della crescita, la gestione reale dei confini e la prossima legge di bilancio rimangono le uniche vere priorità per una maggioranza che risponde con i fatti al rumore di fondo della politica nostrana.

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