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Cronaca

Sigfrido Ranucci: Non mi candido ma vado forte

Da un lato la formale e sdegnosa ritirata dalle ambizioni partitiche, dall'altro la continua esibizione di indici di gradimento da statista in pectore

di Angelo Vitale -


Il martirio di Sigfrido Ranucci tra percentuali bulgare e complotti di Palazzo. Niente politica, per carità. È troppo “seria” per lui.

Ranucci: Non mi candido ma…

Eppure, ascoltando Sigfrido Ranucci sul palco del Villetta Social Lab alla Garbatella — rigorosamente rivendicata come propria terra natia con una frecciata d’ordinanza a chi vi è “emigrato” — si fa fatica a distinguere dove finisca il giornalismo d’inchiesta e dove cominci il culto della personalità.

Presentando il suo libro Il ritorno della casta, l’ormai ex conduttore di Report mette in scena il consumato copione del martire dell’informazione, condendolo con dosi massicce di egocentrismo spinto.

I contorni del suo sfogo oscillano costantemente tra l’autoincoronazione e il complottismo.

L’addio alla trasmissione di Raitre non sarebbe il frutto di normali dinamiche aziendali o palinsesti, ma un preciso disegno della politica terrorizzata dal suo fiuto investigativo: “Hanno fatto tutto questo casino per cacciarmi perché la politica mi teme”, scandisce al margine dell’incontro.

Il picco del narcisismo narrativo

Lo tocca quando sciorina le statistiche sul proprio gradimento con la precisione di un candidato in piena campagna elettorale, accusando persino i colleghi di censurare la sua popolarità.

“Secondo il sondaggio Swg ho il 7% di gradimento. Ma c’è un altro dato: il 63% degli italiani mi considera credibile per guidare il Paese. Ma Mentana questo non lo dice”.

L’ossessione per i numeri e la percezione messianica del proprio ruolo tradiscono una contraddizione evidente.

Da un lato la formale e sdegnosa ritirata dalle ambizioni partitiche, dall’altro la continua esibizione di indici di gradimento da statista in pectore.

Un “manifesto politico”

Ranucci accusa Viale Mazzini di averlo rimosso perché temuto “più come conduttore che come giornalista”, lanciando segnali al mercato editoriale per il futuro.

Con gli interlocutori di Viale Mazzini “la vedo dura”, ammette, ma la missione salvifica continua: “Voglio continuare il mio impegno civile, battermi per i diritti e stare al fianco dei più fragili”.

Un manifesto politico in piena regola, declinato con la consueta modestia di chi si ritiene l’unico baluardo rimasto a difesa dei cittadini.

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