Il silenzio di Ground Zero: 170.000 pagine di dossier svelano il grande inganno dell’aria tossica
Il sindaco Mamdani rompe l’omertà
Alla vigilia del venticinquesimo anniversario degli attentati alle Torri Gemelle, un’inchiesta del The New York Times ha costretto il sindaco Zohran Mamdani a desecretare un colossale archivio di oltre 170.000 pagine. Si tratta di verbali ufficiali, carteggi riservati e campionamenti chimici che dimostrano una realtà drammatica : una netta discrepanza tra i monitoraggi interni, che già rilevavano livelli critici di contaminazione a Lower Manhattan, e la linea di comunicazione pubblica adottata all’epoca dalle autorità, improntata a una sistematica minimizzazione dei rischi sanitari immediati.
Mentre le prime comunicazioni ufficiali rassicuravano la popolazione sulla salubrità dell’aria a Manhattan, i rapporti interni dell’epoca rivelano che i funzionari comunali nutrivano già forti e costanti preoccupazioni per i livelli di tossicità.
Le analisi di laboratori privati hanno rivelato che, anche dieci mesi dopo gli attacchi, gli edifici situati a breve distanza dalle macerie presentavano livelli di amianto, piombo e polveri sottili largamente superiori ai limiti di legge.
“Mentre gli anni passano, il bilancio umano continua a crescere” ha dichiarato il sindaco Mamdani durante la conferenza stampa indetta d’urgenza nel palazzo del Municipio. “Oggi, a distanza di quasi 25 anni, le persone morte per malattie collegate alle tossine dell’11 settembre hanno superato il numero delle vittime rimaste uccise il giorno stesso degli attentati”.
Sindacati e soccorritori: “il segreto sull’11 settembre protetto per decenni
Le statistiche ufficiali più recenti evidenziano oltre 6.000 decessi tra i primi soccorritori e i sopravvissuti della tragedia di Ground Zero, un bilancio tragico provocato dall’inalazione prolungata di polveri tossiche che hanno scatenato tumori rari, patologie polmonari croniche e leucemie fulminanti.
La rabbia dei sindacati è esplosa attraverso le parole di Andrew Ansbro, presidente della Uniformed Firefighters Association, che ha accusato apertamente le amministrazioni cittadine degli ultimi venticinque anni di aver protetto questo segreto e nascosto le prove della reale contaminazione.
Per decenni l’avvocatura della città ha respinto le istanze di accesso agli atti e schermato i report ambientali più severi, nel timore che una pioggia di cause giudiziarie e richieste di risarcimenti miliardari potesse mandare in default le casse cittadine.
I primi soccorritori, celebrati come eroi nazionali nelle cerimonie pubbliche, si sono trovati privatamente a dover ingaggiare lunghe battaglie burocratiche per vedere riconosciuto il nesso causale tra il servizio prestato a Ground Zero e l’insorgenza di neoplasie aggressive.
L’inchiesta giornalistica mette a nudo la composizione chimica di quella che per settimane è stata definita una semplice “fitta nebbia di cantiere”. Quando le Torri Gemelle sono collassate, non hanno generato solo macerie, ma hanno polverizzato istantaneamente decine di migliaia di tonnellate di materiali industriali altamente nocivi.
Amianto, diossine e Wall Street: cosa rivelano i documenti su Ground Zero
I documenti declassificati rivelano picchi spaventosi di amianto friabile, utilizzato massicciamente come isolante termico nelle strutture delle Torri e disperso in particelle microscopiche facilmente inalabili. Piombo, mercurio e cadmio, derivanti dalla distruzione di migliaia di computer, apparecchiature elettriche e arredi d’ufficio. Diossine e idrocarburi policiclici aromatici (IPA), alimentati per mesi dagli incendi sotterranei che covavano sotto i detriti a temperature superiori ai 1.000 gradi, creando un reattore chimico a cielo aperto.
Questa letale miscela gassosa ha agito come un veleno a lento rilascio. Se nei primi anni i sintomi si manifestavano sotto forma di asma cronica e disfunzioni respiratorie (la famosa “tosse di Ground Zero”), l’avvicinarsi del venticinquesimo anniversario sta registrando il picco di latenza dei tumori solidi e delle patologie ematologiche.
Il dato odierno dei 6.000 morti è una linea destinata a salire, confermando che la strage dell’11 settembre, a New York, non ha mai avuto fine.
I documenti digitalizzati resi disponibili dal Comune di New York rivelano che, all’indomani dell’11 settembre, i funzionari privilegiarono la riapertura di Wall Street nonostante i timori interni sulle conseguenze sanitarie dell’aria contaminata.
Il Consiglio Comunale ha ora richiesto l’intervento del Dipartimento di Investigazione (DOI) per fare luce sulle coperture scientifiche, aprendo la strada a nuove battaglie legali per i sopravvissuti.
Tutti i documenti digitalizzati sono stati inseriti in un portale pubblico online gestito dal Comune di New York, accessibile a medici, legali e familiari delle vittime.
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