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Politica

Preferenze, il Senato affossa il blitz: governo blindato

La maggioranza si compatta con la certezza di aver evitato, per ora, l'esplosione di una crisi interna alla vigilia dell'autunno politico

di Angelo Vitale -


Il tentato blitz sulle preferenze si spegne nell’Aula del Senato. Palazzo Madama ha bocciato la proposta di modifica alla legge elettorale depositata dalle opposizioni (con il Pd in testa) che puntava a reintrodurre la scelta diretta dei candidati da parte degli elettori.

La mossa

Era stata progettata dai gruppi di minoranza per far esplodere le contraddizioni interne al centrodestra dopo i franchi tiratori di luglio alla Camera.

Ha però visto la maggioranza ricompattarsi per respingere l’assalto.

Il braccio di ferro interno e il ripensamento di FdI

Dietro il voto palese che ha fermato il sub-emendamento, una giornata di forte tensione politica.

Nei giorni scorsi, Fratelli d’Italia aveva aperto all’ipotesi di ripristinare le preferenze “pure”. Uno storico cavallo di battaglia della destra e sostenuto apertamente anche dall’ala di Roberto Vannacci.

La ministra Elisabetta Casellati si era inizialmente rimessa all’Aula. Un’apertura che ha scatenato l’immediata levata di scudi di Lega e Forza Italia.

Matteo Salvini e Antonio Tajani hanno imposto il veto. Il testo della riforma deve rimanere blindato con il sistema dei capilista e delle liste bloccate, senza correre il rischio di cadere nuovamente nella trappola del voto segreto alle Camere.

Il patto di coalizione prevale sulla coerenza ideologica

A sbrogliare la matassa è stato l’intervento del capogruppo di FdI a Palazzo Madama, Lucio Malan, che ha imposto la linea del realismo politico.

Meglio accantonare le preferenze che rischiare di far saltare la maggioranza su una trappola tesa dall’opposizione. Il centrodestra ha così votato unito per il no, mettendo al sicuro l’impianto generale della legge.

Tra scaramucce tattiche e ripicche sulla leadership di coalizione, la maggioranza porta a casa la blindatura del testo. E rinvia il passaggio finale al voto d’Aula con la certezza di aver evitato, per ora, l’esplosione di una crisi interna alla vigilia dell’autunno politico.

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