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Politica

Il marketing non fa i miracoli, Silvia Salis tra glamour e vuoto amministrativo​

di Alessandro Scipioni -


A volte la realtà comunale, fatta di problemi quotidiani e di un declino che appare inarrestabile, si scontra in modo impietoso con le narrazioni patinate prodotte nei salotti romani. È quanto emerge guardando a Genova e ai primi quattordici mesi di mandato della sindaca Silvia Salis, assurta agli onori delle cronache nazionali come una sorta di  star della politica, un astro luminoso la cui effettiva efficacia amministrativa, tuttavia, fatica a trovare riscontri tangibili per chi vive sul territorio.

​L’operazione mediatica

Ciò che colpisce, scorrendo l’analisi offerta da Il Fatto Quotidiano, uno dei pochi quotidiani che ha il coraggio di dirlo apertamente, è come una figura del genere rischi di ridursi a un’operazione mediatica pura, un prodotto confezionato a tavolino più per rispondere a dinamiche di potere esterne che per governare le reali urgenze di una metropoli in sofferenza.

Si tratta di un copione già visto. Il lancio di un volto nuovo, magari forte di un passato olimpico e di una impeccabile presenza estetica, viene sostenuto da una grancassa mediatica imponente per fare da apripista a operazioni di più ampio respiro nel panorama politico nazionale.

​Eppure, a conti fatti, l’amministrazione della città si perde dietro a effetti speciali e a una visibilità patinata che mal si conciliano con i bisogni reali della cittadinanza.

Il problema dei disservizi cronici

Dagli eventi dal costo esorbitante alle fughe in avanti su grandi progetti urbanistici calati dall’alto e poi miseramente arenati, passando per i disservizi cronici di un trasporto pubblico locale ridotto al lumicino, la distanza tra il racconto mediatico e il percepito quotidiano è siderale. Quando i problemi strutturali si accumulano, dalle periferie abbandonate alle difficoltà economiche delle famiglie, la risposta si arena spesso nella retorica dello scaricabarile, addebitando ogni criticità alle gestioni precedenti.

E qui si ripete un’emozione matematica meravigliosa tutta della politica italiana. X non fa bene il sindaco, più y comunque mediaticamente ottima = convinciamola a cambiare l’Italia a fare il premier in pectore.

​Il parallelo con stagioni politiche già vissute in passato appare evidente. Anche in quel caso, l’ascesa di un giovane sindaco, forte del traino di una città blindata e di una massiccia esposizione mediatica, fu salutata come il miracolo della novità e della rottamazione. La storia ha poi mostrato come l’abilità comunicativa non sempre corrisponda a una visione di governo solida e lungimirante, lasciando spesso dietro di sé macerie e disillusione.

​Alla fine, l’operazione Salis somiglia molto a un’abile mossa da manuale del marketing politico; un taxi a cui affidare temporaneamente le aspettative di un centrosinistra in cerca di volti puliti o di equilibri nel cosiddetto campo largo, senza che vi sia dietro una reale sostanza amministrativa.

Una bolla di sapone mediatica che, una volta sgonfiata dalla prova dei fatti, rischia di lasciare Genova ancora una volta sola a fare i conti con i suoi irrisolti problemi strutturali, e l’Italia illusa dalla solita chimera.

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