Il Ceo incassa l'ok del 97% dei soci e già parla del futuro di Mps, Generali e Mediobanca
Le chiacchiere stanno a zero, parlano i numeri. Dall’assemblea di Intesa Sanpaolo è arrivato un plebiscito che incorona Carlo (Magno) Messina: il 97% dei presenti (per una quota complessiva di capitale che sfiora il 64%) ha detto sì all’aumento di capitale che servirà, a Ca’ del Suss, a dare la scalata a Rocca Salimbeni. Non che ci fossero mai stati dubbi, per carità. Era al limite dell’impossibile anche solo immaginare una bocciatura dell’operazione da parte dei soci. Ma i risultati al termine dell’assemblea tenutasi ieri mattina a Torino sono andati (ben) oltre ogni più rosea aspettativa. Le proiezioni, difatti, parlavano di un consenso (che già pareva enorme) intorno al 90%. I numeri, che parlano mentre le chiacchiere stanno a zero, hanno riferito che la posizione dei soci della banca più grande d’Italia e che ambisce a farsi ancora più importante è assolutamente allineata e coperta al piano d’azione elaborato dal consiglio d’amministrazione.
Assemblea di Intesa Sanpaolo incorona Messina: il risiko riparte
Più che un voto, è stata una cerimonia di incoronazione. Carlo Messina ha ottenuto il voto favorevole dei titolari e rappresentanti di ben 10.952.907.059, pari al 96,96025% del capitale sociale rappresentato in assemblea. L’affluenza, a differenza di quanto avviene alle urne, è stata ragguardevole: c’erano in sala ben 4.889 elettori (grandi e piccoli) in rappresentanza di 11.296.286.078 azioni ordinarie prive del valore nominale. Una quota che risulta pari al 63,88413% del capitale sociale. Adesso, con il via libera dall’assemblea, Intesa Sanpaolo può procedere, entro il 10 settembre del prossimo anno, a rimpolpare il suo capitale per 5,7 miliardi di nuove azioni ordinarie. Spetterà al Cda, e a Carlo (Magno) Messina decidere come e quando: si potrà fare in un’unica tranche, opzione che sembra privilegiata, o in diverse tappe. Fatto sta che Mps è avvisata: Intesa Sanpaolo non molla e continua, imperterrita, nel suo obiettivo.
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Siena, Generali, Mediobanca: il discorso del re (Carlo)
Messina, dopo aver ottenuto il via libera, ha messo (per chi non l’avesse ancora capito) le cose in chiaro. “Intesa Sanpaolo affronta questa operazione da una posizione di grande forza. Siamo tra le banche più profittevoli in Europa. E abbiamo dimostrato nel tempo di saper raggiungere gli obiettivi annunciati, mantenere una patrimonializzazione elevata e distribuire valore agli azionisti in misura significativa”. Bene, ma non è finita qui. Ha provveduto a rassicurare la politica, Messina, e ha promesso che Siena e Toscana rappresentano “un patrimonio di identità, professionalità, relazioni e fiducia che consideriamo un grande valore” e che pertanto “vogliamo preservare e valorizzare questa identità e il legame con Siena all’interno di un progetto industriale più ampio, più solido e con maggiori possibilità di crescita”. Quindi, poi, passa a parlare di Mediobanca e di Generali. I salotti buoni della finanza tricolore.
Equilibrio a Trieste
Su piazzetta Cuccia, Messina spiega che “le sue competenze, il posizionamento nel Corporate & Investment Banking e nel Wealth Management, la qualità delle sue persone e delle relazioni con la clientela si affiancheranno alle capacità di Imi Corporate & Investment Banking e rafforzeranno ulteriormente un modello di business pienamente coerente con quello di Intesa Sanpaolo”. Insomma, non ci saranno tagli di sorta: anzi, l’obiettivo sarà quello di investire ancora di più e di portare avanti fino a 13mila nuove assunzioni. Sul Leone, poi, Carlo (Magno) Messina è netto: “La presenza di Intesa Sanpaolo nel capitale di un grande gruppo, protagonista nella gestione del risparmio nel nostro Paese, rappresenterà un significativo valore, sotto il profilo della stabilità dell’azionariato e dell’indipendenza di Assicurazioni Generali”. Insomma, l’obiettivo è la stabilità che, poi, vuol dire la “conservazione” degli attuali equilibri di potere. Almeno in teoria. Poi, chissà.
Chi brinda (dentro e fuori i mercati)
Fatto è che l’Opas di Intesa Sanpaolo piace sempre di più. E non solo ai soci. Persino Coldiretti, nella mattinata di ieri, si è schierata a favore dell’operazione benedicendo l’avanzata voluta da Ca’ del Suss. Il segretario Vincenzo Gesmundo è stato, anzi, abbastanza netto: “Vedo due treni in corsa: un Freccia Rossa vuoto di passeggeri e privo di finestrini, che muoverebbe da Siena e punterebbe su Milano e da Milano fatalmente – forse a causa dell’imperizia dei due macchinisti – virerebbe verso Parigi e verso i rischi di un mercato finanziario globale prossimo alla crisi. È il treno targato Mps, Bpm, Credit Agricole”. “Poi – scrive ancora – penso all’altro treno che gli si contrappone targato Mps, Bper e Intesa Sanpaolo: muove da Siena, passa per Bologna, approda a Milano e riparte dentro un percorso tutto italiano”. C’è bisogno di dirlo quale sarà il treno su cui saliranno gli agricoltori italiani? Nel pomeriggio, anche dalle cooperative è arrivata una sostanziale carezza a Messina. Il presidente Ancc Coop, Ernesto Dalle Rive ha ammesso che il mondo plurale delle coop non si muoverà di certo (e per ovvie ragioni) come un monolite. Ma, ha spiegato, è innegabile che l’Opas “produce” un importante valore aggiunto. Naturalmente, anche i mercati hanno approvato e, contestualmente, brindato all’ok dell’assemblea di Intesa Sanpaolo. Le cui azioni hanno guadagnato quasi mezzo punto.