Borghi: 50 milioni a pioggia. Per fare cosa?
Il paradosso dei borghi: 50 milioni a pioggia mentre i servizi scompaiono. L’avviso “Crescere nei piccoli comuni 2026”, promosso dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia e dall’Anci, mette sul piatto 50 milioni di euro destinati ai borghi con meno di 5.000 abitanti.
L’obiettivo
Si dichiara di voler sostenere le famiglie e incentivarne la permanenza nelle aree periferiche. Eppure, dietro la misura si manifesta un paradosso sempre più evidente.
Si stanziano risorse per la vita familiare in territori che continuano a perdere le condizioni minime per la quotidianità.
Mentre si sommano i singoli bandi pubblici, la deprivazione dei territori progredisce.
I servizi dei borghi scompaiono
Non si tratta solo di spopolamento demografico nei borghi, ma di una progressiva ritirata dei servizi essenziali.
La desertificazione bancaria lascia intere vallate e comunità collinari prive di sportelli o bancomat. A questa si affiancano la razionalizzazione degli uffici postali, il dimensionamento delle scuole. E i tagli alla sanità di prossimità costringono i residenti a lunghi spostamenti anche solo per esercitare i propri diritti di base.
In questo quadro, 50 milioni di euro rischiano di rivelarsi una misura tampone anziché una leva strutturale.
E la strategia nazionale?
Sullo sfondo resta l’interrogativo sulla Strategia Nazionale Aree Interne. Nata per colmare nei borghi i divari d’accesso a salute, istruzione e mobilità, è stata confermata nella programmazione 2021-2027 e rifinanziata con circa 198,6 milioni di euro per l’ampliamento ad altre 43 aree progetto, affiancata dai fondi del Pnrr per le infrastrutture sociali di comunità.
Tuttavia, la strategia sconta ritardi attuativi, complessità burocratiche e rimodulazioni dei target europei per far fronte alla ridotta capacità di spesa dei piccoli enti locali.
Il nodo centrale
Sul campo rimane l’assenza di una manovra economica e ordinamentale unica nazionale. Senza una rete di trasporti funzionale, presidi medici vicini o servizi finanziari di base, le erogazioni a fondo perduto rischiano di non frenare l’esodo.
La vera sfida per le aree interne non si gioca sulla moltiplicazione di finanziamenti parcellizzati, ma sulla ricostruzione di una cornice strategica capace di garantire la continuità dei servizi pubblici essenziali.
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