Vance si prende la scena come futuro Presidente
Il numero due della Casa Bianca blinda la propria nomina con un attacco frontale ai Democratici e la difesa dei dazi commerciali
La serata conclusiva della convention repubblicana di Dallas ha sancito la definitiva investitura di JD Vance come erede politico di Donald Trump.
Il discorso di Vance
Mentre Vance parlava infatti, la folla ha iniziato a intonare ritmicamente il coro “JD! 48!”, acclamandolo apertamente come il 48° Presidente degli Stati Uniti per le elezioni del 2028. Nel discorso di chiusura lo stesso Presidente americano ha offerto un endorsement totale al suo delfino, presentandolo ai delegati come il custode dell’eredità MAGA e il nuovo leader del partito.
L’attacco ai democratici
Il cuore dell’intervento del Vicepresidente degli Stati Uniti è stato l’attacco frontale ai Democratici, liquidati come il “partito dell’odio”. Dal palco di Dallas, il numero due della Casa Bianca ha tuonato contro l’agenda progressista, con un monito chiarissimo: “Stay the hell away from our kids” (state maledettamente alla larga dai nostri figli).
Ma le immagini che stanno facendo il giro di telegiornali e social media sono quelle del duro scontro con un contestatore, un uomo che ha interrotto il discorso del vicepresidente Vance alla convention repubblicana sventolando una bandiera messicana.
Il leader in pectore della destra americana ha bloccato immediatamente il suo intervento, rivolgendosi direttamente al manifestante: “If you love Mexico so much, get your ass over there”. Una frase che suona come un perentorio invito a girare i tacchi e ad andarsene subito nel Paese vicino.
La replica
La replica di Vance al provocatore ha scatenato un boato nell’arena e, nel giro di pochi istanti, il pubblico dagli spalti ha iniziato a coprire di fischi l’uomo intonando all’unisono il coro: “USA! USA”.
L’ex senatore dell’Ohio ha quindi messo a nudo il paradosso ideologico della protesta: “Sappiamo benissimo che, per quanto quella persona scelga oggi di sventolare una bandiera straniera, preferirebbe di gran lunga vivere a Dallas, a Cincinnati o in una qualsiasi delle nostre grandi città piuttosto che in Messico”. E poi ha continuato con un profondo monito politico: “Ma mentre noi siamo qui a sventolare con orgoglio il nostro vessillo e a lottare per il sogno americano, dobbiamo ricordarci di una verità fondamentale: il benessere e la base stessa della promessa di questo Paese non sono garantiti per sempre”.
L’obiettivo di tassare i mercati
Sotto il profilo economico, il braccio destro di Donald Trump ha blindato il controverso “Trump Dividend” da 5.000 dollari, assicurando che la manovra sarà sostenuta dai nuovi dazi doganali per non gravare sul ceto medio e non verrà distribuito danaro alla fascia della popolazione più ricca.
L’obiettivo strategico è tassare i mercati stranieri che hanno sfruttato l’economia americana e restituire quella ricchezza direttamente alla classe lavoratrice, senza gravare sulle casse dello Stato. In sintesi, la misura è stata presentata non come un aiuto assistenziale, ma come un vero e proprio “dividendo nazionale”. Il vicepresidente JD Vance ha anche reso omaggio al fondatore di Turning Point Usa Charlie Kirk, raccontando come il suo defunto amico lo abbia aiutato durante la sua ascesa fulminea.
“Questa è anche un’occasione cupa per me come per molti di voi là fuori”, ha dichiarato Vance, osservando che durante l’ultima convention repubblicana Kirk era presente.
“Non dimenticherò mai che mentre facevo quel discorso, mentre mi rivolgevo al Paese sul palco più grande della mia vita, in prima fila, proprio lì, il mio caro amico Charlie Kirk sorrideva, mi applaudiva e mi ricordava che avevo un buon sostenitore”.
Il post discorso di Vance
Appena concluso il suo intervento, JD Vance ha accolto sul palco della convention di Dallas il cantante country Lee Greenwood, arrivato per eseguire dal vivo “God Bless the U.S.A.”, l’inno de facto di Donald Trump. È stato proprio sulle note di questo brano che il Presidente è salito sul palco per pronunciare il discorso di chiusura dell’evento.
Il Tycoon non ha risparmiato toni perentori e ha sferrato l’affondo finale contro gli astenuti del partito, intimando alla folla: “Se non andrete a votare questo autunno, andate al diavolo”. Subito dopo, per blindare la vittoria alle imminenti elezioni di metà mandato, il Presidente ha chiesto e ottenuto un momento solenne, facendo fare a tutti i delegati presenti un vero e proprio giuramento collettivo in cui si impegnavano a recarsi in massa alle urne.
Al di là dei programmi economici e della retorica identitaria, il dato politico più rilevante emerso in Texas è la definitiva consacrazione del numero due della Casa Bianca. Con il suo discorso Vance ha saputo catturare l’attenzione della folla, dimostrando di essere pronto per rivestire il ruolo più importante del Paese.
PER TUTTE LE NEWS DI ESTERI
Torna alle notizie in home