Bab el‑Mandeb agli Houthi: lo stretto cade, Riad e Washington restano con pochi margini di manovra
Le milizie sciite yemenite conquistano le ultime isole controllate dal governo spalleggiato dall'Arabia Saudita
Le milizie Houthi hanno conquistato Piccola Hanish e Grande Hanish, le ultime due isole del tratto di Bab el‑Mandeb rimaste sotto il controllo del governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale. A confermarlo all’Afp è stato un funzionario delle forze governative alleate dell’Arabia Saudita: “Tutto ciò che era sotto il nostro controllo sulla costa occidentale è caduto”.
La caduta delle isole arriva poche ore dopo la presa di Mayyun (Perim), l’avamposto strategico situato nel cuore dello stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, un nodo attraverso cui transita fino al 15% del commercio marittimo mondiale. Fonti arabe autorevoli, tra cui Al‑Arabiya e Al‑Quds al‑Arabi, confermano che la progressione degli Houthi è stata “più rapida del previsto” e che le forze governative “non dispongono più di alcuna posizione difendibile” lungo la costa occidentale.
La minaccia alle navi saudite
In una nota diffusa dai media dei combattenti del movimento Ansarullah, il portavoce Yahya Saree ha dichiarato che la navigazione nello stretto è “sicura per tutte le compagnie, tranne per le navi saudite”. A queste ultime, ha aggiunto, “è già stato vietato l’accesso”.
La dichiarazione, rilanciata da diverse testate arabe tra cui Al‑Mayadeen, segna un salto di qualità. I “Partigiani di Dio”non si limitano più a colpire obiettivi militari o logistici, ma rivendicano la capacità di regolare il traffico commerciale in uno dei passaggi più sensibili del pianeta.
Washington e Riad in allarme
Secondo quanto riportato da Axios, il comandante del Central Command Usa, Brad Cooper, si è recato ieri in Arabia Saudita per colloqui urgenti con le autorità di Riad. Due fonti citate dal giornalista Barak Ravid confermano che la missione è direttamente legata all’avanzata degli Houthi e al rischio di un collasso totale delle posizioni saudite nel Mar Rosso meridionale. La testata statunitense riferisce inoltre che il principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe chiamato due volte il presidente Donald Trump per sollecitare un’azione militare contro il gruppo armato e politico dell’estremo nord dello Yemen. Richiesta che, almeno per ora, Trump avrebbe respinto.
Teheran: “Vittorie dell’eroica nazione yemenita”
La reazione iraniana non si è fatta attendere. Il primo vicepresidente Mohammad Reza Aref ha lodato le “vittorie dell’eroica nazione dello Yemen”, definendo l’avanzata Houthi “un segnale di liberazione dalla dipendenza e un appello all’unità sotto la bandiera dell’Islam”. Il messaggio, rilanciato da Tasnim News e Fars, conferma che Teheran considera la conquista dello stretto non solo un successo militare, ma un tassello della propria strategia di pressione sulle rotte energetiche del Golfo.
Analisi: il nuovo choke‑point del mondo
La caduta delle isole di Hanish e di Mayyun segna un punto di non ritorno. Per la prima volta dalla guerra civile yemenita, gli Houthi controllano l’intero arco costiero che affaccia su Bab el‑Mandeb, trasformando il passaggio in un choke‑point (collo di bottiglia) politicamente ostile alle monarchie del Golfo. Tre elementi emergono con chiarezza. La vulnerabilità saudita è totale. Con la costa occidentale yemenita perduta, Riad non ha più alcuna profondità strategica nel Mar Rosso. La minaccia diretta alle sue navi commerciali è un precedente che potrebbe avere effetti immediati sui premi assicurativi e sulle rotte energetiche. Gli Stati Uniti sono costretti a rientrare nel dossier yemenita.
La visita di Cooper a Riad indica che Washington non può permettere che un attore ostile controlli un passaggio da cui dipende il traffico verso Suez. Ma un intervento diretto comporterebbe rischi di escalation con l’Iran. Teheran ottiene un vantaggio strategico senza sparare un colpo. La conquista dello stretto da parte degli Houthi, alleati ideologici e militari dell’Iran, crea una pressione simmetrica a quella esercitata da Teheran su Hormuz. Due punti nevralgici sotto influenza iraniana cambiano la geografia del potere nel Medio Oriente.
Bab el‑Mandeb non è più solo un passaggio marittimo, ma un nuovo fronte della competizione regionale, in cui si intrecciano la guerra yemenita, la rivalità Iran‑Arabia Saudita e la capacità degli Stati Uniti di garantire la sicurezza delle rotte globali.
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