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Esteri

La Cina fissa i confini dell’intelligenza artificiale

Le linee guida

di Mauro Trieste -


Un volto familiare durante una videochiamata potrebbe non essere reale. Una voce che sembra autentica potrebbe essere stata generata da un algoritmo. La capacità dell’intelligenza artificiale di replicare identità umane con precisione crescente sta aprendo un fronte giuridico del tutto nuovo. Per questo, la Corte Suprema del Popolo cinese (SPC) ha pubblicato nuove linee guida che definiscono quando e come l’uso dell’IA può tradursi in responsabilità legale.

Un argine alla diffusione dei falsi

Il documento affronta deepfake, clonazione vocale, discriminazione algoritmica nei prezzi, diffusione di informazioni false generate da modelli generativi. Questioni che fino a pochi anni fa non esistevano. Il principio cardine è semplice. Nessuno può creare o diffondere repliche digitali riconoscibili di un’altra persona senza consenso. Volti e voci sintetiche, se utilizzati per danneggiare la reputazione o diffondere contenuti ingannevoli, diventano terreno di responsabilità civile.

La Cina ha già sperimentato casi concreti. Nell’aprile 2024, il Tribunale Internet di Pechino ha stabilito che la riproduzione non autorizzata della voce di una persona tramite IA costituisce violazione dei diritti individuali. Un precedente che ha anticipato la necessità di una cornice normativa più ampia.

I numeri dell’intelligenza artificiale

Il contesto è quello di un settore in piena espansione. L’industria cinese dell’intelligenza artificiale è destinata a superare 1,2 trilioni di yuan nel 2025, con una crescita annua del 40%. Il Paese ospita oltre 6.600 aziende del settore, pari al 15% del totale globale, e ha costruito un ecosistema completo che va dalle infrastrutture ai modelli, fino alle applicazioni verticali.

Le nuove regole arrivano mentre la creazione di contenuti sintetici diventa sempre più accessibile. Bastano poche foto o una breve registrazione audio per generare un clone digitale credibile. Una facilità che amplifica i rischi di manipolazione, frode e diffamazione.

L’azione della SPC

La SPC interviene anche sul fronte della “discriminazione algoritmica”. Le aziende che utilizzano sistemi di pricing dinamico per proporre prezzi diversi a consumatori diversi, senza una giustificazione ragionevole, potranno essere ritenute responsabili se il comportamento causa danni. “Non possiamo aspettarci che ogni consumatore diventi esperto nel riconoscere l’inganno. La legge deve intervenire tempestivamente”, ha dichiarato Zhou Jiahai, responsabile dell’ufficio studi della Corte Suprema.

Un ulteriore nodo riguarda le cosiddette “allucinazioni” dell’IA, ovvero la produzione di contenuti falsi o inaccurati. I fornitori di servizi saranno chiamati a rispondere se, avvisati della presenza di contenuti lesivi, non interverranno in tempi rapidi. Anche gli utenti potranno essere ritenuti responsabili se inducono deliberatamente un sistema generativo a produrre materiale dannoso.

Le azioni previste

Le linee guida prevedono inoltre strumenti di tutela immediata. Chi rischia un danno grave e irreversibile a causa di contenuti sintetici, per esempio un deepfake diffamatorio a sfondo sessuale, potrà chiedere un’ingiunzione urgente al tribunale.

Il quadro normativo si inserisce nella strategia “AI Plus”, con cui Pechino punta a integrare l’intelligenza artificiale in ogni settore dell’economia e della società. Una corsa che richiede equilibrio tra innovazione e sicurezza, un dilemma condiviso da governi di tutto il mondo.

Negli ultimi anni la Cina ha introdotto misure per regolamentare la produzione e l’etichettatura dei contenuti sintetici. Le nuove linee guida della SPC aggiungono un tassello decisivo, perché indicano ai tribunali come affrontare le controversie legate all’IA, contribuendo alla costruzione di un sistema giuridico capace di reggere l’impatto della rivoluzione tecnologica.

La questione delle regole

Durante la Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale del 2026, Pechino ha ribadito la necessità di un approccio basato su apertura, cooperazione e gestione condivisa dei rischi. È stato presentato anche un piano d’azione per la governance etica internazionale dell’IA, che invita gli Stati a sviluppare meccanismi agili di regolamentazione, sistemi di prevenzione dei rischi graduati e un ecosistema collaborativo lungo tutta la filiera industriale. Una mossa che conferma come il Dragone voglia non solo competere nella tecnologia, ma guidare la definizione delle regole globali dell’intelligenza artificiale.


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