Bilancio Ue senza pace. Perché “senza finanze pubbliche solide non ci sarà sovranità europea”. Prendete questa frase e scolpitela nel marmo. È l’ennesima dimostrazione di quanto l’Unione europea sia, sostanzialmente, un ente inutile, impossibile. Sul piano internazionale, una sorta di Piermaria Fabris. A dare il colpo di grazia ai sogni di Bruxelles è uno che, col mitico Fabris, c’ha più di un’analogia. Guardate com’eri, Merz: europeista convinto, fautore dell’Unione e dei mercati. Guardate come sei, Friedrich: un picconatore dell’Ue che sognava di fare il grande passo. Pari tuo zio, che nemmeno lui ti può sopportare e vota Afd.
La Germania che sfascia il bilancio pluriennale Ue
La questione era nell’aria. Nonostante i penosi, e pelosi, tentativi di derubricarla a normale dialettica tra gli Stati membri. Ursula von der Leyen sognava di redigere un bilancio iper-mega-pieno, zeppo-di-miliardi. Un documento di programmazione addirittura settennale, un passo decisivo per fare della Ue un qualcosa di più simile a uno “Stato” rispetto all’attuale ente di regolamentazione dei cetrioli di mare che è. Solo che quando il gioco si fa duro, ossia quando l’unione impone le sue necessità, i frugali iniziano a mugugnare. Il capolavoro è arrivato ieri, con la lettera sottoscritta da Friedrich Piermaria Merz e sei suoi sodali. Tutti i Paesi “contributori netti” al bilancio europeo. Germania, Austria, Svezia, Finlandia, Danimarca e l’immancabile Olanda. “Quasi ogni Stato membro dell’Ue sta compiendo sforzi dolorosi per consolidare le proprie finanze pubbliche. Senza finanze pubbliche solide non ci sarà sovranità europea”, l’incipit della letterina giunta all’attenzione della marchesa von der Leyen.
Irrealistico, così come un’Europa davvero unita
Il quadro finanziario pluriennale dell’Ue è “semplicemente irrealistico, sia economicamente sia politicamente”. Dove vai, Ursula, se le tue entrate fiscali non ce l’hai? E non pensare di arruolare nuovi burocrati mentre a Berlino, Vienna, Amsterdam, Copenhagen, Helsinki e Stoccolma si sta “riducendo il personale nelle nostre amministrazioni”.
La richiesta a Dublino
Insomma, il bilancio si deve tagliare. E subito. A Dublino, a cui tocca la presidenza di turno del Consiglio Ue, è arrivata una richiesta nettissima: “Se il documento negoziale irlandese deve servire come base per ulteriori colloqui, deve indicare un volume complessivo che possa realisticamente essere finanziato da coloro che sostengono l’onere principale. Questa questione non può essere rinviata”. Merz e i suoi compagni di frugalità hanno fatto sapere che pretendono che il bilancio Ue sia sfrondato di “diverse centinaia di miliardi di euro”. Se consideriamo il momento storico delicato, se lo uniamo alla necessità di diventare qualcosa, se consideriamo che senza denari non si può fare altro che produrre carte bollate, per Bruxelles la lettera dei frugali ha il sapore di una sentenza di morte.
Merz riesce dove gli euroscettici (e Trump) avevano fallito?
Ogni ambizione è uccisa nel nome di quel rigore che, per anni, la Commissione ha imposto agli altri. Il capolavoro di Merz è di riuscire, nei fatti, a fare ciò che né Donald Trump (almeno finora) e nemmeno i movimenti euroscettici da Lisbona a Berlino erano mai riusciti a fare. Colpire, al cuore, ogni velleità di fare dell’Europa qualcosa di più di un’accozzaglia di piccole o medie potenze ultraregionali con più spocchia che potenzialità. L’obiettivo del cancelliere tedesco, e dei suoi sodali, è quello di raggiungere un accordo entro la fine dell’anno. Con la speranza, nemmeno troppo nascosta, di rintuzzare i famelici avversari ultraliberisti di Afd che hanno ridotto la Cdu a temere per la sua stessa sopravvivenza politica. Il tema Europa è in cima all’agenda politica tedesca.