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Ora solare e legale, la Camera pensa allo stop

Tra pochi giorni il ritorno alla solare mentre la Camera ha concluso un'indagine conoscitiva sugli scenari possibili di uno stop alle marce indietro di fine estate

di Dave Hill Cirio -


Stop al cambio d’ora: la Camera accelera sull’ora legale permanente. Un mese centrale, quello di ottobre.

Il ritorno dell’ora solare

Tra il consueto ritorno all’ora solare e i dati del risparmio energetico, il lavoro della Commissione Attività Produttive riapre una scelta storica per il Paese. Mentre l’Italia si appresta a tirare indietro le lancette e a salutare le ultime lunghe serate di luce, il dibattito sul cambio dell’ora vive un punto di svolta.

Tra pochi giorni – la note tra sabato 24 e domenica 25 ottobre – scatterà il consueto ritorno all’ora solare. Ma quest’anno la scadenza stagionale coincide con un passaggio cruciale a Montecitorio.

La Commissione Attività Produttive della Camera ha infatti concluso l’indagine conoscitiva sull’impatto dell’ora legale permanente.

Tra promesse di risparmi energetici milionari e un raro accordo trasversale della politica, il Paese si interroga se sia giunto il momento di fermare un orologio che da un secolo scandisce i nostri ritmi.

I numeri del risparmio: bollette e sostenibilità

L’idea di mantenere l’ora legale per tutto l’anno non è solo una suggestione legata alle abitudini estive, ma una proposta concreta per contrastare il caro energia e ridurre le emissioni inquinanti.

Nata nel 1916 durante la Prima Guerra Mondiale e stabilizzata in Italia nel 1966, l’ora legale ha già ampiamente dimostrato il proprio valore economico.

Secondo i dati elaborati da Terna, tra il 2004 e il 2025 il risparmio complessivo ottenuto grazie all’ora legale ha superato i 12 miliardi di kWh, traducendosi in un beneficio economico per famiglie e imprese di oltre 2,3 miliardi di euro.

L’estensione della misura a tutti i dodici mesi dell’anno amplificherebbe ulteriormente questi risultati. Le stime indicano infatti un risparmio annuale di circa 720 milioni di kWh, con un taglio sulle bollette che potrebbe toccare i 180 milioni di euro1.

A ciò si aggiungerebbe un forte dividendo ecologico, con una riduzione delle emissioni di CO2 compresa tra le 160.000 e le 200.000 tonnellate all’anno.

Il fronte parlamentare e l’origine dell’iniziativa

L’iter parlamentare è stato avviato a Montecitorio su iniziativa del deputato leghista Andrea Barabotti, sostenuto dalla Società Italiana di Medicina Ambientale e da Consumerismo No Profit.

L’obiettivo dell’indagine è stato quello di fornire una solida base scientifica e tecnica al legislatore, raccogliendo le evidenze di esperti, centri di ricerca, autorità indipendenti e associazioni di categoria.

L’ipotesi di abbandonare il doppio cambio stagionale ha trovato un terreno fertile in un momento in cui le crisi geopolitiche ed energetiche internazionali hanno reso la stabilità dei consumi una priorità strutturale.

Il documento conclusivo approvato dalla Commissione ha registrato un’ampia convergenza politica, delineando diverse opzioni operative per il futuro. Dall’avvio di una sperimentazione annuale, fino all’adozione definitiva dell’ora legale o dell’ora solare fissa: queste le ipotesi.

Salute, cronobiologia e il quadro europeo

Se sul fronte economico i benefici dell’ora legale permanente appaiono evidenti, il dibattito si arricchisce delle valutazioni del mondo scientifico. La medicina ambientale sottolinea i vantaggi per la salute derivanti dall’eliminazione del “jet-lag” stagionale e dalle maggiori ore di luce naturale disponibili nel tardo pomeriggio.

Cronobiologi ed esperti del sonno ricordano, in più, come l’ora solare sia più vicina ai ritmi circadiani naturali durante i mesi invernali, evidenziando la necessità di bilanciare attentamente benessere biologico ed esigenze produttive.

Rimangono però da fare i conti con la dimensione comunitaria. Qualsiasi scelta legislativa nazionale dovrà coordinarsi con l’Unione Europea. Qui, il tema del blocco dei calendari e dell’armonizzazione dei fusi orari tra Stati membri resta un passaggio ineludible per evitare frammentazioni nel mercato unico.

Mentre gli italiani si preparano a spostare ancora una volta le lancette, il lavoro svolto dalla Camera dimostra che il futuro dell’orologio nazionale non è mai stato così aperto alle riforme.

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