L’economia dell’acqua alla prova della rivoluzione tech
I dati svelano che la vera partita è diventata l'infrastruttura invisibile e decisiva per la sostenibilità della transizione industriale
Dal primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua conclusosi giorni fa a Roma non sono emersi i soliti bollettini di pianto sulle condotte colabrodo, ma una realtà quasi spiazzante per la sua economia. La crisi idrica italiana si sta incrociando a sorpresa con la corsa all’intelligenza artificiale e con una finanza d’impresa che fatica a prezzare la risorsa primaria del pianeta.
La narrazione comune misura ancora la siccità contando le gocce di pioggia
I dati svelano però che la vera partita dell’acqua è diventata l’infrastruttura invisibile e decisiva per la sostenibilità della transizione industriale. Il primo corto circuito è squisitamente tech e industriale.
Gli esperti dell’International Water Summit stimano che la sola alimentazione e il raffreddamento dei data center dedicati all’Ai richiederanno a livello globale oltre 4 miliardi di metri cubi d’acqua. Un’enormità che si scontra con una contraddizione tutta italiana: il Paese riutilizza in agricoltura appena il 3 % delle proprie acque reflue depurate, a fronte di una capacità tecnica e di impianti già pronti che permetterebbe di saltare subito al 24%.
La nuova economia dell’acqua
A sbarrare la strada a questa miniera d’acqua, una paralisi burocratica e regolatoria: manca un ente terzo incaricato di rilasciare la certificazione di salubrità alimentare per le colture irrigate con acque di riciclo. Il secondo elemento di novità, nell’esordio dei “Water Credit”, l’equivalente idrico dei crediti di carbonio ideato per attrarre capitale privato nella rigenerazione dei bacini fluviali.
Una soluzione affascinante che incrocia però un paradosso: a differenza della CO2, che ha lo stesso peso a Roma come a Pechino, l’acqua possiede un valore mutevole nel tempo e nello spazio. Un metro cubo d’acqua ad agosto in una zona arida vale una fortuna, a novembre in montagna vale zero.
Dietro l’angolo, quindi, nuove possibili speculazioni di facciata. Un quadro che si completa con la persistente sfiducia sulla qualità dell’acqua pubblica di rete: da noi, il primato mondiale nell’acquisto di acqua minerale in bottiglie di plastica fuori casa, a dispetto dei controlli stringenti sulle reti urbane. E così si fanno strada a fatica i bisogni reali della nuova economia dell’acqua.
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