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Economia

L’Italia sommersa vale 218,2 miliardi di euro

di Cristiana Flaminio -


Quanti sono 218,2 miliardi di euro? Tanti. Più del Pnrr, sicuramente. Un soffio meno del 10 per cento netto dell’intero prodotto interno lordo nazionale dell’Italia. Tanti, dunque. Quanti i miliardi che, nel 2024, hanno rappresentato l’enorme “fatturato” dell’economia sommersa, anzi “non osservata” come pudicamente riferisce l’Istat, nel nostro Paese. Prima di partire in quarta coi soliti luoghi comuni, però, c’è un dato da tenere presente. Quel dettaglio che può indurci a vedere un trend positivo persino nel buco nero dell’economia fuori dai circuiti. Il business non osservato, infatti, è sceso rispetto al Pil. E cala sotto il 10 per cento, attestandosi al 9,9 per cento a fronte di un’incidenza che, nel 2023, era pari al 10,2 per cento.

L’economia invisibile

Cominciamo dai numeri, con quelli non si sbaglia mai. L’economia “non osservata” si suddivide in economia sommersa, e cioè il “nero” propriamente detto, e quella illegale che afferisce ai guadagni che arrivano dagli affari criminali. Ecco, il bilancio della malavita (almeno relativamente alle attività che ne rappresentano il core business illegale) è in netto calo. E scende sotto i 20 miliardi di euro, attestandosi nel 2024 a 19,8 miliardi. Aumenta, però, il sommerso: più 0,8 miliardi rispetto al 2023 per un giro d’affari complessivo (e invisibile) pari a 198,4 miliardi di euro. Il Pnrr, in pratica, tutto sommerso tra “dimenticanze”, elusioni, dichiarazioni fallaci, contributi non pagati e chissà quante altre diavolerie per beffare il Fisco. Che, nel frattempo, s’è organizzato e strutturato. Una caccia infinita. Col risultato che la sottodichiarazione, come fenomeno, si comprime mentre prende quota il “valore” del lavoro irregolare.

C’è tanto lavoro (irregolare) da fare

Il tema centrale, però, riguarda il lavoro. Perché, dai conti Istat, emerge che solo in termini di impiego di manodopera irregolare, s’è generata una crescita del valore aggiunto a essa correlata che sfiora il 4%, attestandosi al 3,9%. Cifra che, in soldoni (è proprio il caso di dirlo) è pari a 3,1 miliardi di euro. Un aumento che si riscontra pure in termini numerici: il 4,6% di unità di lavoro irregolari in più nel 2024 rispetto all’anno precedente. Con una netta preponderanza sulla componente dipendente (quasi 122mila in più, pari a un’avanzata del 5,4%) rispetto a quella indipendente (che pure registra 23,4 mila nuovi “posti” a fronte di un aumento percentuale del 2,7 per cento). Complessivamente, i lavoratori in nero, anzi no diciamo irregolari, sono poco meno di 3,3 milioni di persone. Per la precisione, si attesterebbero a circa 3.277.000.

I settori più coinvolti

Le dinamiche attorno al lavoro nero, sommerso o comunque irregolare, sono tre volte superiori a quelle del lavoro in regola. Il comparto in cui l’aumento dell’irregolarità è più vistoso sono quelli classificati come “altri servizi alle persone”. Una locuzione che racchiude un po’ di tutto: dai cartomanti fino al babysitting. Qui il lavoro irregolare sale dello 0,9%. Subito dopo, con un trend al rialzo stimato nello 0,8 per cento, c’è tutto il comparto primario: agricoltura, silvicoltura e pesca. Quindi, a pari merito, c’è il settore delle costruzioni. Nell’industria si registra la diffusione del lavoro irregolare è più contenuta (6,0%). Il comparto della Produzione di beni alimentari e di consumo presenta il tasso di irregolarità più elevato (7,9%) nell’ambito industriale.

Niente da dichiarare?

I dati Istat riferiscono che la sotto-dichiarazione incide per 107,6 miliardi di euro. Un valore complessivo che risulta inferiore rispetto a quello complessivo registratosi nel 2023 quando si attestò a 108,2 miliardi di euro. A seguire c’è il lavoro irregolare che vale 80,3 miliardi di euro (in netto aumento rispetto ai 77,2 miliardi del 2023). Poi, sempre per quanto l’economia sommersa, c’è la componente delle voci “residuali” che risulta in netto dimagrimento. Nel 2024 salgono 10,6 miliardi di euro, l’anno precedente erano stimate a 12,2 miliardi.

Il crimine non paga

Il valore delle attività illegali è stato stimato sotto i venti miliardi di euro nel 2024, con una flessione pari a 200 milioni che hanno portato i business criminali a scendere a 19,8 miliardi. Rimane, intendiamoci, una somma assurda per quanto è elevata. Ma pure le organizzazioni malavitose devono fare i conti con la crisi che ha compresso i consumi. Pure quelli illegali che si son ristretti a 22,5 miliardi di euro, pari all’1,7 per cento dell’intera spesa in consumi italiana.

Quanto valgono droga, prostituzione e contrabbando

In calo gli incassi dei pusher: il narcotraffico, secondo l’Istat, vale 16,8 miliardi nel 2024, con una flessione pari a 400 milioni di “giro d’affari”. La prostituzione, invece, non passa mai di moda. Nel 2024 il valore aggiunto e i consumi finali aumentano entrambi del 2,8% (portandosi a 4,2 e 5,0 miliardi di euro, rispettivamente. Gli analisti dell’Istat, infine, ritengono margine l’apporto del contrabbando di sigarette che pure registra una quota pari al 3,1% del valore aggiunto (0,6 miliardi di euro) e al 3,2% dei consumi delle famiglie (0,7 miliardi di euro). L’indotto criminale, inoltre, è stimato in circa 1,4 miliardi di euro.

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