“Sindaci d’Italia” con De Luca, il Sud chiama e il Nord risponde
L'accordo del leader siciliano con il neonato movimento recupera molti ex Lega
Cateno De Luca durante una conferenza stampa del progetto politico 'Liberta'' nella sala stampa della Camera, Roma, 28 marzo 2024. ANSA/ETTORE FERRARI
Se esiste una dinamica politica capace di scompaginare le consolidate coordinate della geografia elettorale italiana, è senza dubbio la parabola evolutiva di Sud chiama Nord.
La sorpresa De Luca
Nata come una esperienza civica fortemente radicata nel territorialismo siciliano e legata alla figura del leader Cateno De Luca sta infatti trovando un terreno di coltura e di insediamento estremamente fertile proprio nelle storiche roccaforti del Centro Nord.
Una parte di Paese finora considerata del tutto distante dai ragionamenti e dalle sensibilità di un movimento di matrice meridionale scopre oggi un canale d’ascolto politico e di rappresentanza istituzionale nuovo.
Il perno fondamentale di questa complessa manovra, in un’architettura tattica accuratamente strutturata e ponderata sul piano nazionale. Il posizionamento complessivo di Sud chiama Nord ha infatti conosciuto un salto di qualità decisivo: il partito non agisce più come una forza d’opposizione o come un’alternativa esterna, ma è entrato ufficialmente nell’orbita del centrodestra guidato da Giorgia Meloni.
L’accordo con FdI
Questo approdo strategico è stato suggellato dal formale accordo politico siglato con Fratelli d’Italia. Sul piano squisitamente parlamentare, FdI ha scelto di prestare un suo deputato alla Camera a Sud chiama Nord, consentendole di formare una componente autonoma nel Gruppo Misto ed evitando così il complesso scoglio burocratico della raccolta firme.
Questa sponda diretta con la forza principale della maggioranza ha trasformato la creatura di De Luca in una vera e propria calamita per gli amministratori locali del Nord. Il canale operativo principale di questo articolato processo è rappresentato dal neonato movimento “Sindaci d’Italia”, la rete di amministratori nata a inizio ottobre 2026 ad Assisi.
I “Sindaci d’Italia” con ScN
Proprio all’interno di questo contenitore civico trova sbocco naturale la spinta di molti eletti territoriali — cresciuti nel mito della vicinanza al territorio e del federalismo, ma fin qui penalizzati dalla svolta centralista o dalle tensioni interne ai partiti tradizionali del centrodestra.
L’accordo formale tra Sud chiama Nord e “Sindaci d’Italia” offre una struttura nazionale e concreta a chi rifiuta le rigide logiche d’apparato. A livello territoriale, l’operazione poggia su figure e ponti organizzativi di primo piano. Tra i fondatori di “Sindaci d’Italia” spicca infatti Angelo Alessandri, ex parlamentare, storico presidente federale della Lega Nord e segretario della Lega Emilia, oggi vicesegretario confederale di Patto per il Nord e vicepresidente del movimento dei sindaci.
Un altro snodo chiave è rappresentato da Paola Carnevale, già dirigente della Lega nel Lazio e nell’area di Frosinone, che ha assunto il ruolo strategico di tesoriera nazionale. In Lombardia, il caso più dirompente riguarda Carlo Bottani, presidente della Provincia di Mantova ed esponente del centrodestra civico, pronto a partecipare all’assemblea di Roma per portare il civismo mantovano dentro questo nuovo polo di governo.
Grazie alla copertura politica garantita dall’intesa con Fratelli d’Italia, chi esce dalla Lega o dai partiti tradizionali del Nord per avvicinarsi a De Luca e alla rete dei sindaci non compie un pericoloso salto nel vuoto ma rimane saldamente nell’alveo del centrodestra di governo, mantenendo la propria solida e piena autonomia. Se Sud chiama, il Nord risponde. E per la prima volta parla esattamente la stessa lingua politica.
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