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Politica

Marattin e l’approdo nel centrodestra: la politica fondata sui fatti travolge le illusioni

Economia, legalità e merito: i dossier che smontano la favola del campo largo e spingono l'ex renziano verso il Governo

di Anna Tortora -


Il “campo largo” della Sinistra è una barzelletta a uso e consumo delle comparse di palazzo. Pretendere di far convivere chi produce ricchezza con i sacerdoti del decrescitismo felice equivale a una pura finzione teatrale. In quella fucina di veti incrociati la sintonia sui grandi nodi dell’economia, della giustizia e della geopolitica rimane un’ipotesi puramente teorica.

Luigi Marattin ha archiviato le favole. Fuori dalle rigide liturgie del PD, fuori dalle ambiguità di un’opposizione parlamentare subalterna al populismo dei sussidi e dell’assistenzialismo a pioggia, il leader dei Liberaldemocratici sceglie la strada della concretezza aritmetica. Tasse ridotte sul cuneo fiscale, spese inutili tagliate alla radice, centralità assoluta del merito e della produttività: questa è la ricetta economica tracciata dal parlamentare ex renziano.
Soprattutto, la sua linea sferza la Sinistra salottiera sul tema cruciale della sicurezza urbana e della legalità.

Difendere il decoro delle città, tutelare la dignità delle forze dell’ordine, punire i violenti e i devastatori dei beni pubblici: questa è la vera e autentica protezione sociale. I ceti abbienti acquistano la propria sicurezza sul mercato privato delle polizze e della vigilanza; i cittadini e i lavoratori delle periferie dipendono esclusivamente dalla forza e dalla presenza dello Stato. In questo quadro, il rigore mostrato da Marattin contro i professionisti del disordine di piazza rappresenta una scelta di campo precisa e coerente con la tradizione liberale della certezza della pena.

La convergenza con il centrodestra e la fine delle geometrie variabili

I fatti e i numeri parlano chiaro. Sui dossier fiscali, sulle garanzie costituzionali della giustizia, sulla difesa dei confini civili e sull’ordine pubblico, la convergenza tra la proposta di Marattin e la piattaforma del centrodestra si realizza quotidianamente nelle aule parlamentari. L’ala moderata, garantista e riformista della maggioranza di Governo trova in lui un interlocutore naturale, un tecnico d’area capace di irrobustire la cultura d’impresa all’interno della coalizione. Spalancare le porte a questo tipo di competenze equivale a rafforzare una visione di Paese fondata sulla produzione, sul lavoro e sul rigore istituzionale.

Le alchimie tattiche e le geometrie variabili di palazzo sono finite in macerie. Il pragmatismo resta l’unico reale metro di giudizio. Su questo terreno di contenuti solidi, il percorso di Luigi Marattin verso una convergenza strutturale con il Centrodestra si conferma un dato di fatto solido, coerente e già segnato nella sostanza.

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