Sanità Privata, infermieri in stato di agitazione. Nursind pronto allo sciopero: “Sbloccare i fondi dei Drg per i contratti”
Fumata nera al ministero del Lavoro. Accordi fermi al 2018, il sindacato chiede al governo di vincolare le risorse già stanziate ai rinnovi.
Si è chiuso senza risultati concreti l’incontro avvenuto in queste ore al ministero del Lavoro, in via Veneto, convocato dopo lo stato di agitazione proclamato dal Nursind il 19 ottobre per gli infermieri delle strutture private. Il sindacato lascia il tavolo deluso e alza il tiro: se la situazione dovesse restare bloccata , saranno indette una o due giornate di sciopero.
A dare voce alla protesta è Romina Iannuzzi, responsabile Sanità privata del Nursind. “Continueremo a dare battaglia finché i lavoratori della sanità privata non si vedranno riconosciuti gli stessi diritti dei loro colleghi del Ssn”, ha dichiarato al termine della riunione, parlando di amarezza, ma anche di “tanta determinazione ad andare avanti”.
Contratti fermi da otto anni
Il problema è il rinnovo dei contratti collettivi scaduti nel 2018. Nel frattempo l’inflazione ha eroso le buste paga, aumentando la distanza con chi svolge le medesime mansioni negli ospedali pubblici. Gli infermieri chiedono due cose: l’avvio immediato della trattativa e fondi sufficienti per rivalutare gli stipendi.
Al centro delle vertenze ci sono i Drg – Diagnosis related groups – le tariffe con cui il Servizio Sanitario Nazionale remunera i ricoveri effettuati nelle varie strutture accreditate. Secondo il Nursind, il governo dovrebbe rendere effettive le risorse già stanziate per i ricoveri per acuti, così da mettere i datori di lavoro nelle condizioni di poter riaprire i negoziati.
Per l’anno in corso, secondo quanto riportato da Aiop e Aris, in una memoria depositata alla Camera, i fondi individuati ammontano a circa 650 milioni di euro, ma l’aggiornamento delle tariffe non è mai stato perfezionato.
Una possibile soluzione era arrivata con un emendamento al decreto Pa proposto dal ministero della Salute. “era la strada giusta – sostiene Iannuzzi – peccato sia stato bocciato per favorire il ripiano dei debiti della Regione. Una operazione fatta sulla pelle dei lavoratori”.
Sindacato e impresa sono sulla stessa linea
Su questo punto, insolitamente, lavoratori e aziende parlano la stessa lingua. Anche Aiop e Aris, le associazioni datoriali firmatarie del contratto, avevano espresso preoccupazione per la mancata approvazione della norma, avvertendo che avrebbe fatto slittare ancora l’apertura delle trattative, e si erano rivolte alla premier Giorgia Meloni e al ministro della Salute Orazio Schillaci. “Il pallino è in mano al governo, anche alla luce della piena sintonia tra noi e i datori di lavoro sulla necessità di finalizzare le risorse”, sottolinea la sindacalista, che auspica che “questo nodo gordiano venga sciolto al più presto”.
L’allarme sulla “fuga del personale“
Sullo sfondo resta una forte carenza di professionisti che le strutture private faticano a contenere. Sono sempre di più gli infermieri che abbandonano cliniche e case di cura in cerca di retribuzioni più dignitose, un fenomeno che il sindacato definisce grave e da arginare. “Gli infermieri della sanità privata non possono più aspettare”, avverte Iannuzzi, ricordando quanto la sanità convenzionata contribuisca a reggere l’intero sistema sanitario nazionale. L’annosa questione, ora, passa all’esecutivo.
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