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Lavoro

Ex Ilva, oggi la Cassazione mentre gli operai a Genova occupano l’aeroporto

di Maria Graziosi -


La protesta, a Genova, prende il volo. E i passeggeri rimangono a terra. La rabbia degli operai di Cornigliano si riversa in strada, già poco dopo l’alba, quando si diffonde la notizia. I vertici ex Ilva avrebbero chiesto la cassa integrazione per quasi tutti i dipendenti dell’hub siderurgico ligure. L’assemblea permanente dei lavoratori s’è trasformata in corteo e il corteo è diventato un’occupazione.

La protesta all’aeroporto mentre la politica a Genova litiga

L’aeroporto Cristoforo Colombo si è trasformato in un presidio operaio. Le istituzioni a Genova, però, trovano il tempo di litigare. Sull’esistenza stessa della lettera. Il governatore della Regione Marco Bucci dice che c’è, la sindaca di Genova Silvia Salis giura di no. Anzi, meglio: dice che è vecchia. Che risale a mercoledì, a prima dell’intesa intervenuta nei giorni scorsi che aveva fatto rientrare la protesta degli operai. In mezzo, i lavoratori. Che hanno scelto la via a oltranza. Proteste e mobilitazioni fino a che, da Roma, non arriveranno (vere) novità. L’azienda, intanto, ha fatto sapere che i coils non arriveranno solo da Taranto e che la continuità produttiva ci sarà. Non basta, evidentemente, ai sindacati per sciogliere il presidio.

Una vigilia d’attesa aspettando la Cassazione

Perché, del resto, oggi c’è un appuntamento che riporta in ballo la Capitale. Non è solo dal governo che i lavoratori attendono novità. In Cassazione, oggi, finisce il ricorso contro lo stop all’area a caldo di Taranto. Il decreto della Corte d’Appello di Milano incombe e gli Ermellini oggi decideranno se le operazioni di spegnimento degli altiforni dovranno proseguire o se ci sarà un secondo, anzi terzo, tempo per l’ex Ilva. Al di là delle vicende giurisdizionali, i lavoratori pretendono risposte. Vogliono sapere il futuro loro e dell’azienda. Insomma, chiedono da tempo la mobilitazione dello Stato come attore principale.

Lo Stato tornerà protagonista?

Unico in grado di garantire, insieme al futuro del siderurgico, pure la transizione sostenibile necessaria a scongiurare l’eterno (o odioso) dilemma tra lavoro e salute. A Taranto, come a Genova, come nel resto del Paese. E d’Europa. Il ministro Adolfo Urso vive la vigilia con speranza e aspetta. Come aspettano gli operai dell’ex Ilva, quelli dell’indotto e tutte le famiglie che, attorno all’acciaio, vivono o convivono. Intanto l’aeroporto si blocca a Genova. “Non vogliamo la cassa, dormiremo in aeroporto”, promettono le Rsu e i sindacati. Un’altra giornata di proteste. In attesa di ciò che potrà accadere domani.

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