IL COMMENTO – Vannacci e la carica dei cani contro i violenti. “E se non basta, liberate il tirannosauro!”
Vannacci è un fenomeno: ogni volta che apre bocca, nel suo partito si accende un altoforno che, in base ai sondaggi recenti, invece di produrre consenso brucia elettori. Prima gli omosessuali, poi il femminicidio, l’aborto, le unioni civili, la legge Mancino e l’educazione militare a scuola. E adesso ha fatto arrabbiare pure i milioni di animalisti italiani: cani contro i manifestanti violenti. Michela Vittoria Brambilla, deputata e presidente della Lega italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente (Leidaa), ha definito la proposta assurda e inaccettabile, avvertendo che cani spaventati o aizzati potrebbero diventare incontrollabili. Anche l’Ente nazionale protezione animali (Enpa) ha chiesto il ritiro della proposta: i cani, ha ricordato, “non sono manganelli a quattro zampe”.
Se il generale continua a restringere il suo bacino elettorale, rischia di ritrovarsi con quattro nostalgici di Fred Flintstone e quattro gatti perché i cani avranno disertato in massa. Vannacci non si accontenta di perdere pezzi di elettorato: ormai li fa fuori a intere categorie. Abbiamo visto tutti le immagini di piazza, con petardi, bombe carta, cassonetti incendiati, pietre ed estintori lanciati contro le forze dell’ordine. Qui non stiamo parlando di quattro ragazzi che fanno chiasso a una manifestazione. Teppisti che, in certi frangenti, sembrano non avere paura nemmeno davanti agli agenti in tenuta antisommossa. E Vannacci pensa di risolvere tutto con i cani? Seguendo questa gara al rialzo, altro che unità cinofile. Servirebbero leoni affamati da quindici giorni protetti da scafandri, coccodrilli con il mutuo da pagare e, per sicurezza, un tirannosauro con il manganello.
L’uomo delle caverne almeno il cane lo portava a caccia: non lo mandava a fare ordine pubblico. Qui, invece, rischiamo di arrivare al paradosso che per riportare la civiltà in piazza dobbiamo organizzare un safari. I cani sono animali straordinari. Sono tra i più grandi alleati dell’essere umano.
Da sempre ci aiutano, ci salvano e ci proteggono. E adesso vorremmo mandarli a fare a botte con quei barbari trogloditi – soprattutto minorenni, italiani e tantissimi maranza integrati a modo loro perché conoscono il valore delle marche ma come si è visto dalle immagini quei ragazzi devono ancora imparare che la merce si paga alla cassa – che con la scusa della protesta contro il carovita sono andati a fare shopping solidale di sneakers griffate, abiti firmati e alcolici pagati da nessuno? La sicurezza si costruisce facendo rispettare la legge, distinguendo chi manifesta pacificamente da chi delinque e perseguendo le responsabilità individuali. Perché una protesta contro il carovita può essere legittima. Ma se la rivoluzione finisce con una felpa sotto il braccio e le sneakers nuove ai piedi, forse non è proprio la presa della Bastiglia: è la presa del magazzino.
E secondo Vannacci dovremmo avventare i cani contro simili individui? Ma questi non sono cani da combattimento. E soprattutto non sono strumenti di repressione da utilizzare quando qualcuno non sa più che cos’altro inventarsi per dimostrare di essere duro con i violenti. I cani non sono strumenti usa e getta, non sono proiettili con quattro zampe o attrezzature da schierare per dimostrare che lo Stato è più duro dei delinquenti. I cani sono già in prima linea ogni giorno, ma per salvare vite umane: ci sono quelli da ricerca e soccorso, da valanga, da salvataggio in acqua, i cani guida, da assistenza che aiutano persone con disabilità e patologie, quelli antidroga, antiesplosivo e da ricerca.
Ci sono persino i cani che aiutano a individuare determinate malattie. Insomma, questi animali fanno per noi cose straordinarie. E adesso quale sarebbe l’intuizione geniale che ha reso felici come mosche in un villaggio di stitici gli amanti degli animali? Mandarli in mezzo a una guerriglia urbana? Con i soggetti che abbiamo visto, non certo adepti del Mahatma Gandhi, rischiamo forse di trasformare un’unità cinofila in un’unità di soccorso veterinario.
Un cane non è carne da cannone, un blindato, un giubbotto antiproiettile o un carro armato con quattro zampe. È un essere vivente e senziente, il nostro compagno di vita e non deve diventare la vittima di una propaganda muscolare. Può essere ferito, può essere colpito, può essere traumatizzato. E non ha la possibilità di scegliere se entrare o meno in quella situazione. Il cane esegue il compito per cui è stato addestrato e si affida al suo conduttore, non sa che sta partecipando a una proposta di legge. E proprio per questo abbiamo il dovere di proteggerlo, non di esporlo inutilmente a pericoli prevedibili.
I cani meritano rispetto. Meritano di essere impiegati in attività per le quali il loro contributo è utile e gestibile in sicurezza. E quando le unità cinofile vengono impiegate in operazioni di ordine pubblico, la loro utilizzazione deve essere valutata con grande attenzione, considerando i rischi per gli animali, per gli agenti e per tutte le persone presenti. Non sono loro che devono pagare il prezzo della nostra incapacità di gestire la violenza.
E attenzione: non sto difendendo chi devasta le città, aggredisce le forze dell’ordine, distrugge negozi e mette in pericolo cittadini innocenti. Chi commette violenze deve essere identificato e perseguito, senza sconti. Ma la sicurezza pubblica si garantisce con personale preparato, mezzi adeguati, strategie proporzionate e responsabilità precise. Non scaricando il rischio anche su animali che non hanno alcuna colpa. I cani lasciamoli fare quello che sanno fare meglio: salvare le persone, cercare i dispersi, assistere chi ha bisogno, proteggerci con il loro straordinario lavoro. Non mandiamoli a fare la guerra agli esseri umani. Perché mentre certi uomini sembrano aver perso ogni umanità, i cani continuano a dimostrare di averne da vendere.
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