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Esteri

Cisgiordania, l’allarme dell’esercito israeliano: rischio escalation dei coloni dopo il voto

Quattro cittadine italiane sono state fermate dalle Idf durante la raccolta delle olive nel sud di Hebron. La Farnesina segue il caso

di Ernesto Ferrante -


Le forze di sicurezza israeliane si preparano a settimane ad alta tensione in Cisgiordania. Secondo quanto riferisce Haaretz, citando fonti a conoscenza delle valutazioni militari, le Idf ritengono concreto il rischio di una nuova ondata di violenze da parte dei coloni subito dopo le prossime elezioni. L’intelligence e i vertici militari temono che attivisti dell’estrema destra possano tentare di consolidare la propria presenza sul territorio attraverso la creazione di nuovi avamposti illegali, l’occupazione di ulteriori aree e una serie di attacchi coordinati contro la popolazione palestinese. L’obiettivo sarebbe quello di rendere più difficile a un eventuale futuro governo procedere allo sgombero degli insediamenti non autorizzati. Le autorità israeliane parlano apertamente di una possibile “offensiva lampo”, una sequenza di azioni simultanee in più località, capace di mettere sotto pressione le forze dell’ordine e di alterare gli equilibri sul terreno.

Un apparato di sicurezza sotto pressione

Per fronteggiare i temuti assalti, le Israel Defence Forces stanno aumentando la presenza militare in Cisgiordania e chiedono un rafforzamento della Polizia di Frontiera nelle aree considerate più sensibili. Parallelamente, l’esercito e lo Shin Bet stanno cercando di estendere l’impiego di ordinanze restrittive per impedire l’ingresso nei Territori a individui ritenuti responsabili di incitamento alla violenza. Dietro le misure operative emergono però forti preoccupazioni. Fonti della difesa ammettono che esercito, servizi di sicurezza e polizia stanno incontrando crescenti difficoltà nel contenere episodi che si verificano contemporaneamente in diverse zone. La sensazione, riferiscono le stesse fonti, è quella di dover intervenire quando gli scontri sono già iniziati, rincorrendo emergenze che si moltiplicano sul territorio. Le prossime settimane, sottolineano gli apparati di sicurezza, rappresenteranno un banco di prova cruciale per verificare la capacità dello Stato ebraico di far rispettare la legge.

L’avvertimento di Hamas: “Possiamo colpire ovunque”

A complicare ulteriormente il quadro contribuisce un messaggio che, secondo il sito Ynet, sarebbe stato trasmesso a Israele da alti funzionari di Hamas attraverso il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite, Ramiz Alakbarov, nel corso di un incontro tenutosi la scorsa settimana nella Striscia di Gaza. Secondo la ricostruzione, il movimento islamico di resistenza avrebbe avvertito di essere pronta a tentare nuove operazioni su larga scala e di poter colpire non soltanto in Israele, ma anche in Cisgiordania e all’estero. Un messaggio definito dalla testata “insolitamente schietto”, successivamente trasmesso al generale Yoram Halevy, coordinatore delle attività governative israeliane nei territori. Funzionari israeliani avrebbero descritto la comunicazione come una “minaccia straordinaria”, soprattutto per la sua apparente immediatezza. I vertici politici e militari ne sarebbero stati immediatamente informati.

Le valutazioni sull’organizzazione islamista

Nonostante l’allarme, gli apparati israeliani ritengono che Hamas non disponga più delle capacità necessarie per replicare un attacco delle dimensioni di quello del 7 ottobre 2023. L’organizzazione conserverebbe tuttavia risorse militari sufficienti per condurre operazioni mirate contro installazioni dell’esercito, tentare rapimenti di soldati o infiltrazioni nelle comunità israeliane. Stando alle analisi presentate al gabinetto di sicurezza, la fazione sunnita avrebbe intensificato i preparativi per una possibile ripresa delle ostilità, accumulando armamenti, rafforzando il personale e trasferendo equipaggiamenti militari in aree civili.

L’appello dell’Onu

Sul deterioramento della situazione è intervenuto anche il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che ha parlato apertamente di una situazione “fuori controllo” nei Territori Palestinesi Occupati. “A Gaza gli aiuti essenziali continuano a essere severamente limitati da Israele”, ha affermato Guterres, aggiungendo che nella Cisgiordania occupata “i palestinesi continuano a subire attacchi quotidiani da parte dei coloni israeliani e giornalisti e diplomatici sono bersaglio di aggressioni”. In un successivo messaggio pubblicato su X, il segretario generale ha ribadito la necessità di “un percorso politico credibile verso una pace duratura”, fondato sulla soluzione dei due Stati e sulla convivenza in sicurezza di Israele e Palestina.

Fermate quattro attiviste italiane a Hebron

Nel clima di crescente tensione in Cisgiordania, quattro attiviste italiane sono state fermate dalle Forze di difesa israeliane nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron, mentre accompagnavano agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive. La Farnesina ha reso noto che le connazionali si trovano presso una stazione di polizia e che l’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv e il Consolato Generale a Gerusalemme hanno immediatamente chiesto chiarimenti alle autorità israeliane, seguendo il caso per favorirne una rapida soluzione.

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