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Nido dell’Aquila in fiamme, brucia il rifugio simbolo del nazismo sulle Alpi

Il rogo nella notte sul monte Obersalzberg, incerto il futuro dello storico edificio voluto da Adolf Hitler

di Marzio Amoroso -


Il celebre Nido dell’Aquila, lo storico edificio noto in tedesco come Kehlsteinhaus e legato alla storia del regime nazista, è stato gravemente danneggiato da un incendio scoppiato nella serata di venerdì 23 ottobre. Le fiamme hanno avvolto la struttura situata sul monte Obersalzberg, sopra Berchtesgaden, nelle Alpi Bavaresi. L’allarme è scattato intorno alle 21.15-21.50, quando un rilevatore di fumo ha segnalato il rogo. I primi soccorritori, arrivati poco dopo le 21.50, hanno trovato l’edificio completamente avvolto dalle fiamme. Circa 200 vigili del fuoco e operatori dell’emergenza sono stati impegnati nelle operazioni, rese particolarmente difficili dalla posizione del complesso, situato a 1.834 metri di altitudine.

Nessun ferito, intervento reso difficile dalla montagna

All’interno dell’edificio non è stata trovata alcuna persona e, secondo le informazioni diffuse dalle autorità, non risultano feriti. Le condizioni meteorologiche hanno però complicato ulteriormente il lavoro dei soccorritori, alla pioggia si sono aggiunte la prima neve della stagione e forti raffiche di vento. La posizione del Kehlsteinhaus ha rappresentato un ulteriore ostacolo. La strada di accesso è stretta e tortuosa e conduce alla struttura attraverso la montagna. Durante la notte i vigili del fuoco sono stati costretti a interrompere temporaneamente alcune operazioni anche per il rischio legato alla caduta di materiali dall’edificio danneggiato. Il rogo ha provocato danni molto gravi alla struttura. Nelle prime ore successive all’incendio restava ancora da stabilire quanto dell’edificio potesse essere recuperato.

Una persona fermata, si indaga sulle cause

La polizia tedesca ha fermato una persona sospettata nell’ambito delle indagini sull’incendio. Secondo quanto riferito dalle autorità, gli agenti hanno intercettato un uomo in motocicletta mentre raggiungevano il luogo del rogo. Il fermato, un cittadino tedesco di 33 anni secondo le informazioni diffuse dall’Associated Press, è stato sottoposto a interrogatorio. Gli investigatori stanno verificando anche l’eventuale presenza di un movente politico, considerata la particolare storia dell’edificio. Le autorità stanno accertando l’eventuale collegamento tra il fermato e il rogo e l’indagine resta in corso. Anche l’origine dell’incendio non è stata ancora definitivamente chiarita.

La storia del Nido dell’Aquila

Il Kehlsteinhaus, diventato famoso nel dopoguerra con il nome di Nido dell’Aquila, fu costruito tra il 1937 e il 1938 nell’area dell’Obersalzberg, uno dei principali luoghi di rappresentanza e residenza della dirigenza nazista. L’edificio fu concepito come luogo di ricevimento e rappresentanza per importanti ospiti del regime e per diplomatici stranieri.

Adolf Hitler lo visitò soltanto in poche occasioni. Il Kehlsteinhaus non deve inoltre essere confuso con il vicino Berghof, la residenza di montagna di Hitler, che era un edificio distinto.Il Nido dell’Aquila si trova a 1.834 metri di quota e può essere raggiunto attraverso una strada di montagna e un ascensore scavato nella roccia. A differenza di altre strutture dell’Obersalzberg, il Kehlsteinhaus non venne distrutto dai bombardamenti alleati durante la Seconda guerra mondiale. Dal 1952 l’edificio è stato trasformato in una struttura aperta ai visitatori, con attività di ristorazione e una mostra dedicata alla sua storia e al ruolo avuto durante il periodo nazista.

Il futuro del Nido dell’Aquila

Ora l’attenzione è concentrata sulla valutazione dei danni provocati dalle fiamme e sulla ricostruzione della dinamica dell’incendio. Gli investigatori dovranno stabilire come sia partito il rogo e se esista un collegamento concreto con la persona fermata. Il grave incendio colpisce uno degli edifici dell’epoca nazista rimasti sostanzialmente integri dopo la guerra. Le autorità bavaresi hanno già indicato la volontà di intervenire per il recupero della struttura, ma le modalità del futuro intervento dovranno essere definite anche alla luce dei danni effettivamente subiti dall’edificio.

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