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Attualità

Movimento 17 Ottobre, i cortocircuiti di Youssef

Sui canali social la protesta per l'assenza di un "piano b" da parte di un ideologo che aveva rinunciato alla teoria

di Angelo Vitale -

I manifestanti del Movimento 17 entrano all'interno del Colosseo Roma, 24 ottobre 2026. ANSA/Emanuele Valeri +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ -- Protesters from the 17 Movement enter the Colosseum. Rome, October 24, 2026. ANSA/Emanuele Valeri


All’indomani del weekend di tensione, tra le chat e i canali social scorre il disincanto di una mobilitazione rimasta orfana della propria regia e della auspicata piazza fluida.

I cortocircuiti di Youssef

Nelle testimonianze dei giovanissimi scesi in strada senza coordinate, la frammentazione emerge con cruda evidenza sui canali Telegram del movimento.

«Roma è grande, la polizia ci faceva girare a vuoto», racconta chi si è trovato intrappolato tra i cordoni della Capitale. E se tra i post c’è chi tenta di minimizzare assicurando che «nonostante tutto è andata bene», dall’altro lato rimbalza l’esasperazione per i fermi a catena. «Hanno arrestato quasi tutti», la constatazione.

Da qui l’ammissione più amara: «Serve una guida di gente esperta di piazze e cortei». È proprio in questo scollamento che si consuma il doppio cortocircuito di Siher Youssef, il trentenne ricercatore e analista freelance finito al centro dell’inchiesta della Procura di Milano.

Il primo cortocircuito è intellettuale

Lui, studioso con un dottorato in geopolitica e familiarità con gli scenari internazionali, non ha utilizzato la virale pagina Instagram del Movimento 17 Ottobre per costruire una sintesi teorica, un’ideologia o una linea politica. Ha scelto piuttosto di degradarla a manuale pratico di guerriglia.

I contenuti non veicolavano un progetto o una piattaforma di dissenso, ma istruzioni di tattica urbana. Come schermarsi dai lacrimogeni con aceto e kefiah, come marciare compatti per provare a sfondare gli sbarramenti e come eludere le forze dell’ordine. L’analisi è stata sacrificata alla logica dell’urto frontale.

Il secondo cortocircuito è organizzativo

Youssef ha teorizzato e propagandato il mito della folla autonoma, orizzontale e invisibile, capace di battere le zone rosse attraverso la dispersione liquida. La realtà ha invece rivelato una vulnerabilità verticistica. L’intero ingranaggio dipendeva da un solo terminale.

Quando all’alba la Digos ha sequestrato i suoi dispositivi, la piazza si è spenta all’improvviso. Senza la notifica dell’amministratore, l’avanguardia telematica si è sciolta. E ha lasciato migliaia di giovani a vagare disorientati nei centri storici, facili bersagli della cintura preventiva delle forze dell’ordine o delle provocazioni che qualcuno tra di loro animava.

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