La nuova avventura di Franco Gabrielli: dalla sicurezza alla “babele della politica”
Oso entrare in punta di piedi nel regno arbitrato e perimetrato del nostro “Picchio” al quale occorre riconoscere fervida intelligenza e militanza sul tema ormai onnivoro della “sicurezza”. Argomento voluttuoso e insidioso, maneggiato in diverse versioni sia minimaliste, sia apocalittiche, tuttavia sfuggenti ad una lettura essenziale e conclusiva.
Ne scrivo con qualche approssimazione volendo condividere con il Tiani, titolare della apprezzata Rubrica, molte delle sue puntuali analisi che indagano le difficoltà di “pensare” oggi la sicurezza, dentro una visione di Governo del Paese – e non solo – proiezione del suo braccio armato.
Diviene così, del tutto naturale pensare al Franco Gabrielli già Capo della Polizia e della Protezione Civile che, con Tiani scortammo a Caltanissetta in occasione della presentazione del suo lucido incalzante racconto della impresa da lui vissuta e amministrata con successo, nella vicenda dell’Isola del Giglio, la tragica farsa del “comandante” Schettino fino al recupero della nave. Una tragedia che commosse l’universo mondo.
Oggi, Gabrielli riemerge da una lunga souplesse densa di riflessione per vivere in prima persona (con Ruffini) un’avventura politica che pare tutta giocata sulla “sicurezza”.
Tema che sottrae, alla banalità del male e al sortilegio della paura, per declinarla come parte saliente e costitutiva di un Progetto che nasce da una “visione”, che si alimenta ad una “guerra cognitiva” intorno alle radici del malessere sociale, che sappia quindi indagarne e comprenderne le ragioni così da saper maneggiare, sia la deterrenza che la “repressione”. Termine ultimo che egli non esorcizza poiché lo sterilizza e lo sottende a un pensiero e ad una strategia.
Il nuovo disegno della Pubblica Sicurezza
La Pubblica Sicurezza diviene così la estensione organica di un disegno cui essa concorre finalisticamente e organicamente. Come bisturi su una complessa operazione ricostruttiva della identità civile del Paese, ispirata al garantiamo dei diritti e delle libertà. Infine, il tutto dentro un sistema che restituisca qualità e consapevolezza ad organi e presidi securitari concepiti, non come riserva corporativa, ma deputati al più efficace controllo della regola democratica.
Il discorso fila: quindi il Gabrielli come il Poliziotto che sveste la divisa per farsi ragione di Stato, quindi Garante delle libertà di tutti. E non in uno Stato della Sorveglianza, ma della Sicurezza ch’è “tutto” di più.
Domanda: dove lo collochereste il Gabrielli dentro lo schieramento delle passioni politiche? In quale regione dello spirito pubblico? Io avrei una opinione originale, certo più libera di quella corrente. Non so se gradita. Certo rispettosa. Lontana dalla babele della politica.
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