Sudan, droni su Nyala e Khartoum: il conflitto colpisce mercati e infrastrutture
Nel Darfur occidentale un attacco provoca almeno 21 morti e oltre 40 feriti
Un nuovo attacco con droni ha colpito la città di Nyala, nel Darfur occidentale, considerata la capitale de facto delle Rapid Support Forces (Rsf), causando almeno 21 vittime e oltre 40 feriti. Secondo fonti mediche e testimoni raccolti dall’Afp, il raid ha centrato un mercato nella zona settentrionale della città nella serata di ieri, intorno alle 20, in un’area frequentata da giovani e da combattenti del gruppo paramilitare. Un medico dell’ospedale cittadino ha confermato il bilancio provvisorio, precisando tuttavia che non è stato possibile stabilire quanti tra le vittime fossero effettivamente membri delle Rsf.
L’episodio si inserisce in una crescente escalation dell’uso dei droni nel conflitto sudanese. Fonti africane indipendenti come Darfur24 e Radio Tamazuj hanno documentato nelle ultime settimane altri attacchi contro mercati e aree civili di Nyala, evidenziando come la città sia diventata uno dei principali teatri della guerra tra l’esercito regolare sudanese (Saf) e le forze paramilitari di Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemeti. Secondo tali ricostruzioni, precedenti raid contro il mercato del bestiame della città avevano già provocato decine di morti e feriti, alimentando le accuse di violazioni del diritto internazionale umanitario da entrambe le parti in conflitto.
Le Rsf colpiscono la rete elettrica di Khartoum
Mentre Nyala conta le vittime dell’ultimo bombardamento, il fronte della guerra si estende anche alla capitale. Le Rapid Support Forces hanno infatti lanciato un attacco con droni contro la sottostazione elettrica di Al-Markhiyat, a Khartoum. Stando a una fonte della compagnia elettrica nazionale, il bombardamento ha provocato l’interruzione della fornitura di energia in vaste aree degli stati di Khartoum e Al-Jazira. L’azione arriva dopo una serie coordinata di attacchi condotti nelle ultime ore dalle Rsf contro infrastrutture energetiche, che avevano già causato blackout su larga scala in almeno quattro stati del Paese.
A oltre tre anni dall’inizio della guerra, il Sudan continua così a sprofondare in una crisi che non colpisce soltanto le linee del fronte. Mercati, ospedali, reti elettriche e infrastrutture civili sono sempre più esposti ai raid. Il ricorso massiccio ai droni sta modificando la natura del conflitto e aggravando il prezzo pagato dalla popolazione.
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