Oleshky, la tregua fragile già bruciata dai missili
Il Cremlino aveva infatti chiarito sùbito che questi accordi limitati non comporteranno alcun rallentamento delle operazioni militari su larga scala
Un fermo immagine di un video della 34th Sperate Marine Brigade ucraina mostra la città
All’alba, ad Oleshky, città occupata nel sud dell’Ucraina, la tregua locale annunciata dalla first lady statunitense Melania Trump. L’obiettivo dichiarato, soccorrere circa duemila residenti stremati da settimane di isolamento, privi di cibo e medicinali. Persone intrappolate in un territorio devastato dalle inondazioni e circondato da strade minate.
La tregua fragile
Tuttavia, l’illusione di una svolta si è infranta nel giro di poche ore. Mentre a Olesky si tentava di aprire varchi per i soccorsi, raffiche di missili balistici russi sono tornate a colpire Kiev, danneggiando il Ponte Sud e la rete metropolitana.
Contemporaneamente, i raid su Kharkiv hanno provocato morti e feriti tra i quartieri residenziali. Intanto, attacchi di droni si registravano nelle aree di confine e nei territori occupati.
A pesare sul sostanziale fallimento politico della tregua è la natura puramente circoscritta dell’intesa.
Il Cremlino resiste…
Il Cremlino aveva infatti chiarito sùbito che questi accordi limitati non comporteranno alcun rallentamento delle operazioni militari su larga scala. Sul campo continuano poi a pesare le accuse incrociate. Kiev denuncia il tentativo russo di incanalare gli sfollati verso i territori sotto il controllo di Mosca. La Russia replica di condurre solo verifiche tecniche per mettere in sicurezza i corridoi.
Con entrambe le parti che si addebitano a vicenda l’ostacolo alla consegna dei beni di prima necessità, la misura umanitaria si rivela un’eccezione isolata. Subito riassorbita dalla spietata logica del conflitto.
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