Støre e Putin a telefono per 90 minuti, perché il colloquio?
Il primo contatto diretto di rilievo tra leader nordici e il Cremlino dall'inizio della fase più acuta del conflitto
La telefonata di novanta minuti tra il premier norvegese Jonas Gahr Støre e Vladimir Putin segna una possibile svolta tattica nel panorama diplomatico europeo. Un colloquio, ha fatto sapere il primo ministro, in perfetta sintonia con il presidente finlandese Alexander Stubb,
La telefonata
L’iniziativa, giunta a margine del vertice di Oslo e in vista dei colloqui trilaterali previsti ad Abu Dhabi, rappresenta il primo contatto diretto di rilievo tra leader nordici e il Cremlino dall’inizio della fase più acuta del conflitto.
Cosa significa?
Da un lato, Oslo e Helsinki rivendicano la necessità di non lasciare a Washington il monopolio della trattativa diretta con Mosca. Premono per un’immediata de-escalation degli attacchi alle infrastrutture energetiche e riaffermano al contempo le garanzie di sicurezza per Kiev.
Il pieno avallo di Volodymyr Zelensky dimostra come l’Ucraina consideri utili questi canali paralleli per sondare la reale disponibilità russa.
Le reazioni
Dall’altro lato, la dura reazione della premier danese Mette Frederiksen, che ha bollato il colloquio come un’iniziativa individuale potenzialmente divisiva. Il fatto mette a nudo le tensioni interne al fronte occidentale. La spaccatura riflette il dilemma strategico dell’Europa. Mantenere una linea d’isolamento rigoroso verso il Cremlino per preservare l’unità, oppure permettere ai Paesi di frontiera di attivare diplomazie pragmatiche per orientare le trattative di pace?
Il gesto di Støre non segnala un cedimento verso Mosca ma il tentativo del blocco nordico di ritagliarsi un ruolo. La ricerca di un protagonismo attivo nei futuri equilibri di sicurezza, evitando di subire decisioni prese altrove.
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