L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Polonia, polizia antisommossa davanti alla Corte costituzionale e accuse di “colpo di Stato”

Il presidente Karol Nawrocki ha convocato consultazioni con i rappresentanti dei partiti parlamentari

di Ernesto Ferrante -


Varsavia ha vissuto ieri una delle giornate più tese dalla fine del governo dei nazional-conservatori del PiS. Per ore la polizia ha presidiato con reparti antisommossa la sede del Tribunale costituzionale, trasformato nel simbolo dello scontro sempre più duro tra il governo europeista di Donald Tusk e l’opposizione nazionalista che continua a contestare il tentativo dell’esecutivo di riprendere il controllo delle istituzioni giudiziarie.

La scintilla è arrivata con l’annuncio della sospensione del presidente del Tribunale costituzionale, Bogdan Swieczkowski, e del vicepresidente Bartlomiej Sochanski da parte della giudice Anna Korwin-Piotrowska, che ha rivendicato il diritto di assumere temporaneamente la guida della Corte in quanto magistrata con maggiore anzianità di servizio. La decisione sarebbe motivata da presunte gravi irregolarità nella gestione dell’organo costituzionale e dall’esclusione di giudici nominati dall’attuale maggioranza parlamentare.

Nawrocki torna indietro: “Il presidente deve essere in Polonia”

La reazione è stata immediata. Il presidente della Repubblica Karol Nawrocki, eletto con il sostegno del PiS e in aperto conflitto politico con Tusk, ha interrotto il viaggio istituzionale che lo stava portando in Senegal, annunciando il ritorno immediato a Varsavia. “In un momento come questo il presidente deve essere in Polonia”, ha scritto sui social, denunciando quello che considera un attacco all’ordine costituzionale del Paese. Nelle ore successive Nawrocki si è recato direttamente presso la sede del Tribunale, dove si erano ormai concentrati centinaia di sostenitori dell’opposizione. Attorno all’edificio si è sviluppato un braccio di ferro con le forze dell’ordine. Alcuni manifestanti hanno tentato di forzare gli accessi e la polizia ha effettuato fermi per impedire l’ingresso nell’area protetta.

Tusk rilancia: “Ripristinare lo Stato di diritto”

Mentre il PiS parlava apertamente di “golpe”, il premier Donald Tusk ha rivendicato la legittimità delle iniziative in corso. “Ripristinare lo Stato di diritto è un nostro dovere. Dopo anni di illegalità sotto il PiS è un percorso difficile, a volte doloroso, che richiede un’azione risoluta. Non c’è altra via”, ha scritto il capo del governo. Anche il ministro della Giustizia e procuratore generale Waldemar Zurek ha alzato il livello dello scontro chiedendo la revoca dell’immunità per Swieczkowski e Sochanski, primo passo per l’eventuale apertura di procedimenti penali nei loro confronti.

Il Tribunale risponde: “È un colpo di Stato”

La risposta dell’attuale dirigenza della Corte è stata altrettanto dura. Attraverso il proprio profilo ufficiale, il Tribunale costituzionale ha denunciato un “illecito tentativo di presa del controllo” dell’istituzione, sostenendo che Swieczkowski resti il legittimo presidente e che Anna Korwin-Piotrowska non possa sostituirlo perché non avrebbe completato il previsto iter di giuramento davanti al capo dello Stato. In un messaggio pubblicato online, i responsabili della Corte hanno parlato esplicitamente di “zamach stanu”, ossia di un “colpo di Stato”. Davanti all’edificio risuonavano intanto gli slogan dei manifestanti del PiS: “Tusk traditore”, gridavano i sostenitori dell’opposizione mentre la tensione continuava a crescere.

Il nodo che divide Varsavia e Bruxelles

La crisi esplosa ieri non nasce dal nulla. Da oltre un decennio il Tribunale costituzionale è il cuore dello scontro tra la Polonia e le istituzioni europee. Durante gli anni di governo del PiS, Bruxelles ha accusato Varsavia di aver compromesso l’indipendenza della magistratura attraverso una serie di nomine considerate politicamente orientate. Lo stesso Tribunale costituzionale è diventato un simbolo di quella stagione, arrivando a contestare il primato del diritto europeo sulle norme nazionali polacche. La Corte di giustizia dell’Unione europea e la Corte europea dei diritti dell’uomo hanno in più occasioni espresso dubbi sulla sua indipendenza. Quando Tusk è tornato al potere nel 2023 aveva promesso di chiudere il contenzioso con Bruxelles e riportare il sistema giudiziario entro i parametri dello Stato di diritto europeo. Ma la coabitazione con un presidente vicino al PiS e il rifiuto di ratificare alcune nomine giudiziarie hanno bloccato gran parte del processo.

La conseguenza è che oggi la Polonia si ritrova con due posizioni difficilmente inconciliabili. Per il governo è in corso una bonifica delle strutture ereditate dall’era PiS. Per l’opposizione, invece, si tratta invece di una presa di controllo politica delle ultime istituzioni rimaste fuori dall’influenza dell’esecutivo. E la scena vista ieri sera nella capitale, con un Tribunale assediato, la polizia schierata e il presidente costretto a invertire la rotta del proprio aereo, mostra quanto quella battaglia sia ormai arrivata al punto di rottura.

Nawrocki alza il livello dello scontro

Nelle ore successive alla notte di tensione, la crisi si è ulteriormente aggravata. Dopo essere rientrato d’urgenza dal Senegal e aver raggiunto la sede del Tribunale costituzionale, il presidente Karol Nawrocki ha definito la situazione una minaccia diretta alla stabilità dello Stato, chiedendo consultazioni immediate con tutte le forze parlamentari. Rivolgendosi ai sostenitori radunati davanti all’edificio, ancora presidiato dalle forze di sicurezza, il capo dello Stato ha invocato il “ripristino dello Stato di diritto” e il ritiro degli agenti dispiegati dal governo nei locali della Corte. La scelta di Nawrocki di intervenire personalmente nella contesa segna un ulteriore salto di qualità nello scontro con l’esecutivo di Donald Tusk e conferma come la battaglia sulla magistratura sia ormai diventata un confronto aperto tra le più alte istituzioni della Repubblica.

Aggiornamento ore 10:30

Ad allargare ulteriormente la frattura istituzionale sono arrivate anche le dimissioni di due figure di primo piano della diplomazia polacca. L’ambasciatore a Bucarest, Pawel Soloch, ha annunciato il proprio passo indietro denunciando quello che ha definito un tentativo di assumere illegalmente il controllo della Corte costituzionale. Poche ore prima aveva lasciato l’incarico anche l’ambasciatore in Cina, Jakub Kumoch, con motivazioni analoghe. Entrambi sono considerati vicini all’ex presidente Andrzej Duda e all’area politica del PiS, dettaglio che conferisce alle loro decisioni un evidente significato politico.

Sul fronte opposto, il presidente sospeso Bogdan Swieczkowski continua a respingere ogni contestazione e accusa il governo di voler piegare le istituzioni ai propri interessi. Ha parlato apertamente di “colpo di Stato” e di “attacco a un’istituzione costituzionale”, sostenendo che il Tribunale sia composto da giudici legittimamente nominati e non da “usurpatori” sostenuti dall’esecutivo. Di segno opposto la replica del ministro della Giustizia Waldemar Zurek, che ha definito inaccettabile il comportamento di Nawrocki durante l’ingresso forzato nella sede della Corte.

Aggiornamento ore 16:30

Nel tentativo di contenere una crisi che ormai ha superato i confini dello scontro giuridico per diventare una vera emergenza politica, il presidente Karol Nawrocki ha convocato consultazioni con i rappresentanti dei partiti parlamentari. L’iniziativa, spiegano fonti della presidenza, è stata assunta “a causa della minaccia che incombe sulla sicurezza interna della Repubblica di Polonia”. Il capo dello Stato continua ad accusare il governo di Donald Tusk di aver violato l’ordine costituzionale e chiede il ritiro delle forze di polizia dispiegate attorno e all’interno del Tribunale costituzionale, trasformato nelle ultime quarantotto ore nell’epicentro della più grave crisi istituzionale polacca degli ultimi anni.

Le consultazioni si svolgono separatamente, con incontri distinti tra la presidenza e le diverse forze politiche. Alla convocazione hanno risposto i partiti dell’area nazionalista e sovranista, alcune formazioni dell’estrema destra, la sinistra radicale e due forze minori che fanno parte della coalizione di governo. Ma il quadro che emerge è quello di un Paese sempre più polarizzato. La Coalizione Civica di Donald Tusk, asse portante della maggioranza, non avrebbe intenzione di partecipare agli incontri, mentre Lewica, altra componente dell’esecutivo, sostiene di non aver ricevuto alcun invito e considera Nawrocki parte integrante del conflitto piuttosto che un possibile mediatore.

Leggi tutte le news di Esteri


Torna alle notizie in home