Lettera al Direttore: “La collaborazione rafforza la sicurezza”
DI Ufficio Stampa – Arma dei Carabinieri
Egregio Direttore,
abbiamo letto con attenzione l’articolo di Alessandro Butticè, pubblicato dal vostro giornale il 4 novembre u.s., dal titolo «Fisco e sicurezza: chi tutela i cittadini e le imprese se tutti fanno tutto?». Un contributo che affronta temi meritevoli di attenzione, ma che, nel richiamare l’importanza della specializzazione delle Forze di polizia e del corretto impiego delle risorse pubbliche, rischia di rappresentare la collaborazione tra istituzioni come un fattore di sovrapposizione e inefficienza. Riteniamo pertanto opportuno precisare alcuni aspetti, a tutela di una corretta informazione e del ruolo di ciascuna componente del sistema di sicurezza nazionale.
Il protocollo che è stato proposto dall’Agenzia delle Entrate all’Arma dei Carabinieri e da entrambe siglato non attribuiva ai Carabinieri nuove competenze in materia di accertamento tributario, né intendeva sovrapporsi alle prerogative della Guardia di Finanza. L’intesa perseguiva esclusivamente finalità di formazione, studio e ricerca, attraverso lo scambio di esperienze, docenze e metodologie didattiche.
Occorre, infatti, distinguere tra l’acquisizione di conoscenze sulle dinamiche delinquenziali e l’esercizio delle specifiche attribuzioni di polizia economico-finanziaria. L’Arma riconosce pienamente la professionalità, la storia e la collocazione centrale della Guardia di Finanza nel contrasto all’evasione fiscale, alle frodi e agli illeciti economico-finanziari.
Ciò, tuttavia, non può impedire alle altre Forze di polizia di approfondire conoscenze utili allo svolgimento della propria missione istituzionale.
La criminalità contemporanea, del resto, non opera secondo compartimenti stagni: investe nell’economia legale, utilizza prestanomi, altera la concorrenza, inquina i mercati, ricicla capitali e sfrutta le vulnerabilità del sistema produttivo. La dimensione economico-finanziaria attraversa, quindi, numerosi fenomeni delittuosi che l’Arma è quotidianamente chiamata a contrastare: dal crimine organizzato alla corruzione, dalle infiltrazioni negli appalti ai reati ambientali, dallo sfruttamento del lavoro alle frodi agroalimentari. La sicurezza dei cittadini e del Paese, pertanto, comprende tutti questi ambiti, che spesso si intersecano e si sovrappongono, e richiede di conseguenza abilità diverse, complementari e non concorrenti.
In questi settori operano già reparti specializzati dell’Arma, quali il Raggruppamento Operativo Speciale e i Comandi per la Tutela del Lavoro, dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, della Salute e Agroalimentare. Per tali strutture, conoscere i meccanismi economici e finanziari costituisce uno strumento indispensabile per comprendere e contrastare fenomeni che rientrano pienamente nelle rispettive mansioni. Non si tratta, dunque, di acquisire funzioni altrui, ma di rafforzare le capacità investigative necessarie a svolgere meglio quelle proprie.
Anche sul piano delle risorse, il protocollo – dal quale l’Agenzia ha poi manifestato la volontà di recedere per effettuare ulteriori approfondimenti – non comportava nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e prevedeva l’utilizzo condiviso di strutture addestrative e logistiche. La formazione non può essere considerata un costo improduttivo, ma un investimento in termini di efficacia, prevenzione e qualità dell’azione pubblica.
L’Arma condivide, inoltre, la necessità di evitare controlli ripetitivi e ingiustificate interferenze nella vita delle imprese. Gli operatori economici onesti hanno diritto a verifiche qualificate, proporzionate e coordinate. Proprio per questo è necessario rafforzare il confronto tra le amministrazioni, favorire la circolazione delle conoscenze e concentrare le risorse sui soggetti realmente pericolosi. La specializzazione non deve diventare isolamento e il coordinamento non deve compromettere le identità istituzionali.
L’Arma dei Carabinieri non rivendica alcun monopolio, né intende contrapporsi alla Guardia di Finanza. La sinergia con le altre Forze di polizia, le autorità giudiziarie e le amministrazioni dello Stato rappresenta da sempre un elemento fondamentale della sua attività. Il pluralismo delle Forze di polizia italiane non deve tradursi nella difesa di perimetri corporativi, ma nella valorizzazione delle rispettive professionalità e nella capacità di affrontare insieme minacce sempre più complesse.
La vera questione, pertanto, non è se tutti debbano fare tutto, ma se ciascuna struttura debba mettersi nelle condizioni di svolgere al meglio i compiti che le competono, attraverso una preparazione adeguata, una cooperazione concreta e il rigoroso rispetto delle rispettive attribuzioni.
Su questa strada l’Arma continuerà a operare, nella convinzione che la collaborazione istituzionale non sottragga valore alle singole amministrazioni, ma lo moltiplichi nell’interesse della collettività.
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