L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

Tra manette e carezze: l’eterno ritorno della guerriglia in piazza che divide le urne

di Eleonora Manzo -


Nuova stretta giudiziaria sull’antagonismo torinese: l’esecuzione di 16 misure cautelari ripropone uno scenario purtroppo già noto. Nel mirino dei magistrati ci sono altrettanti attivisti, accusati di gravi reati che vanno dal danneggiamento e resistenza aggravata fino al tentato omicidio, commessi durante i duri scontri riconducibili all’Askatasuna.

Scontri a Torino, le reazioni della maggioranza e delle opposizioni

L’intervento coordinato dalla Procura di Torino e della Digos ha infatti fatto scattare l’ennesimo, automatismo della politica nazionale, riproponendo quel copione teatrale in cui i ruoli sembrano ormai scritti a memoria.

Da una parte la maggioranza, guidata da Giorgia Meloni, che sulla fermezza e sul principio della legalità senza sconti ha costruito un’identità granitica. Dall’altra, le opposizioni di sinistra, storicamente intrappolate in un equilibrismo retorico che rasenta l’arte acrobatica. L’ironia della situazione sta tutta qui.

Ogni volta che una vetrina va in frantumi o un blocco stradale si trasforma in guerriglia, il Nazareno e alleati si trovano costretti a improvvisare un saggio di equilibrismo politico. La formula è magica, si comincia sempre con una doverosa, anche se a volte un po’ asettica, condanna della violenza (‘la violenza va sempre condannata?”), per poi scivolare rapidissimamente sui ‘ma’ e sui ‘però’.

Ed è in quel momento che gli sfasciatutto, per incanto, smettono di essere individui muniti di spranghe. Diventano ‘espressione di un disagio giovanile profondo’, ‘vittime della mancanza di spazi di aggregazione’ o, nel peggiore dei casi, presidi sociali da difendere dalle grinfie della ‘repressione destrorsa’. Una protezione morale e quasi paterna che evita accuratamente di chiamare i reati con il loro nome, preferendo derubricarli a vivaci dibattiti di quartiere finiti male.

Antagonismo e violenza: due visioni opposte della legalità

Dal punto di vista dell’analisi sociale, lo spaccato tra ‘pro’ e ‘contro’ antagonisti è lo specchio di due Italie che non si parlano.

Da un lato c’è la maggioranza silenziosa dei ‘contro’. Cittadini e commercianti che assistono attoniti a scene di ordinaria follia urbana, chiedendosi perché mai per occupare una casa o devastare un arredo urbano debbano esistere sconti sociologici negati a chiunque altro. Per questo blocco, le forze dell’ordine sono l’ultimo baluardo della civiltà.

Dall’altro lato, i ‘pro’. Una galassia che va dai collettivi studenteschi a frange intellettuali della sinistra radicale, vivono in un racconto in cui l’illegalità viene nobilitata a ‘resistenza’ contro lo Stato oppressore e il mutuo soccorso di quartiere giustifica qualsiasi deroga al codice penale.

Caso Askatasuna, le conseguenze politiche sulle prossime elezioni

Questa faglia culturale ha, inevitabilmente, pesanti ripercussioni in vista delle prossime scadenze elettorali. Per l’elettorato di centrodestra, le notizie come quelle di Torino agiscono da formidabile collante. Confermano la bontà della linea dura del governo Meloni, cementano il consenso di chi chiede ordine e trasformano la sicurezza in un eccezionale argomento di mobilitazione alle urne.

Il messaggio è chiaro: ‘Noi difendiamo lo Stato’. Per l’elettorato dell’opposizione, invece, la questione è una spina nel fianco che rischia di produrre solo astensionismo e frammentazione.

I moderati del centrosinistra, infastiditi dalle ambiguità verso i settori radicali, rischiano di rifugiarsi nell’astensione o nel voto utile altrove. Al contrario, la base più movimentista giudica i timidi distinguo dei leader progressisti come un tradimento della ‘piazza’. Il risultato?

Una sinistra che, nel tentativo di non scontentare nessuno e proteggere tutti, rischia ancora una volta di presentarsi al voto divisa, lasciando alla maggioranza l’esclusiva della fermezza istituzionale.

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