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Ai a scuola: “Ecco cosa non torna”

Il piano da 100 milioni di euro per l'intelligenza artificiali nelle classi finisce sotto la lente critica degli esperti

di Dave Hill Cirio -


Il piano da 100 milioni di euro per l’Ai a scuola finisce sotto la lente critica degli esperti.

Ai a scuola? Ecco cosa non va

Su Agenda Digitale, il quotidiano di riferimento per l’innovazione tecnologica e la trasformazione della Pa in Italia, Anna Marconetti e Carlo Maria Medaglia sollevano dubbi strutturali su un decreto che rischia di trasformarsi in una corsa all’acquisto di software senza una vera strategia educativa.

L’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nel sistema scolastico italiano vive oggi un momento di profonda contraddizione legislativa e pratica.

Secondo quanto analizzato da Anna Marconetti, ricercatrice specializzata in didattica digitale, e Carlo Maria Medaglia, Prorettore alla Ricerca e Professore di Tecnologie per il Digital Learning, il recente Decreto Ministeriale 219 lo Stato mette a disposizione fondi ingenti per l’acquisto di sistemi di IA. Ma poi sembra farlo senza fornire alle scuole le coordinate metodologiche necessarie per trasformare questi strumenti in reale valore formativo.

L’incognita della governance e il ruolo dei docenti

Il punto centrale sollevato dagli autori riguarda la governance dell’intero processo. Il DM 219 affida alle singole scuole la responsabilità di scegliere e implementare tecnologie estremamente complesse, senza però stabilire dei criteri nazionali solidi su come l’IA debba interagire con la didattica quotidiana. Questo vuoto direttivo rischia di lasciare i docenti privi di supporto nel momento in cui devono decidere come utilizzare gli algoritmi nei processi di apprendimento o nella valutazione degli studenti.

Per Marconetti e Medaglia, l’innovazione non può essere delegata esclusivamente all’hardware o ai software, ma deve passare attraverso una profonda ridefinizione del ruolo dell’insegnante, che non deve subire la tecnologia ma governarla con consapevolezza metodologica.

Il rischio di una tecnologia fine a se stessa

Un’altra criticità evidenziata nell’articolo riguarda la sostenibilità nel tempo di questi investimenti. Senza un piano di formazione organico e strutturato per il personale scolastico, il timore è che l’introduzione dell’IA rimanga un’operazione di facciata, incapace di incidere profondamente sulla qualità dell’istruzione. Gli autori avvertono che iniettare tecnologia in un sistema che non ha ancora elaborato una pedagogia specifica per l’era dell’intelligenza artificiale potrebbe produrre un effetto opposto a quello sperato, portando a un utilizzo superficiale degli strumenti e mancando l’obiettivo di preparare davvero gli studenti alle sfide di un mondo sempre più automatizzato.


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