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Cronaca

Ancora il monossido: perché non gli alert obbligatori?

Dopo l'ennesimo caso in un asilo di Milano, l'interrogativo su una normativa non ampia come sarebbe necessario

di Giorgio Brescia -


A Milano una fuga di monossido di carbonio in un asilo di viale Certosa ha causato ieri l’intossicazione di 12 bambini e quattro adulti, tra insegnanti e accompagnatori: sul posto, nessun alert elettronico.

Tutti trasportati in ospedale per accertamenti, fortunatamente senza condizioni critiche. Un allarme scattato poco prima delle 9, quando alcuni piccoli hanno manifestato malessere, con sintomi compatibili con l’esposizione al gas, incolore e inodore ma estremamente pericoloso. Sul posto, subito, 118, vigili del fuoco, polizia e polizia locale, che hanno evacuato e messo in sicurezza la struttura.

Nuova fuga di monossido, stavolta a Milano

Le prime verifiche sulla probabile causa, in un malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento e della caldaia. Il monossido di carbonio, prodotto da combustione incompleta di gas o altri combustibili, particolarmente insidioso perché inodore, incolore e senza gusto. E può accumularsi a livelli pericolosi se non adeguatamente ventilato o monitorato.

Quel che rende l’episodio non solo un fatto di cronaca locale ma una questione di sicurezza pubblica è il vuoto normativo evidente in Italia sulla prevenzione delle intossicazioni da monossido in edifici pubblici come scuole o asili non specificatamente normati se non per gli obblighi antincendio. Mentre una legge prevede l’obbligo di installare rilevatori di monossido di carbonio solo nelle unità immobiliari destinate agli affitti brevi e alla ricettività turistica a partire dal gennaio del 2024.

Perché non gli alert obbligatori?

Una contraddizione normativa clamorosa. Negli spazi privati affittati per breve tempo, spesso a turisti adulti, la presenza di un allarme di monossido è obbligatoria. Negli ambienti dove sono presenti bambini piccoli per molte ore al giorno, non c’è un obbligo uniforme e generalizzato.

Questa lacuna espone a un rischio che sarebbe evitabile. Senza dispositivi di rilevazione dedicati, un guasto o una dispersione del gas può rimanere inosservato fino a quando non provoca sintomi, come è successo ieri a Milano.

Le indagini sull’episodio dell’asilo di Milano chiariranno se la caldaia, come sarebbe previsto, fosse stata installata in un locale separato da quelli occupati dalle persone. E se, eventualmente, il monossido di carbonio abbia raggiunto bambini e adulti insidiandosi negli ambienti per arrivare a loro.

I controlli periodici alle caldaie non bastano

Pure, potrebbero arrivare, come spesso accade dopo fatti del genere, controlli generali su tutte le strutture scolastiche come l’asilo di viale Certosa. La struttura, pur essendo privata, apparteneva comunque all’elenco delle strutture convenzionate con il Comune.

In ogni caso, la soluzione non può limitarsi a controlli contingenti. Avvertita, l’esigenza di una normativa nazionale chiara che obblighi la presenza di sistemi di rilevazione di monossido. Alert almeno nei locali con impianti a combustione e nei luoghi frequentati da minori a rischio di fuga di monossido.

Senza un tale intervento legislativo, casi come quello di Milano rischiano di ripetersi. La tragedia sfiorata ieri, un duro monito. La sicurezza preventiva non può essere circoscritta e deve includere tutte le realtà dove un errore di impianto può costare la vita o gravi danni alle persone.


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