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Cinema

Alien contro Ciro, il film costato 7mila euro

Il film sulla storia di un imprevedibile e anarchico regista

di Angelo Vitale -


Nel panorama audiovisivo contemporaneo esplode un cortocircuito pop imprevedibile e travolgente. Alien vs. Ciro – ormai per tutti Alien contro Ciro – è l’opera targata 2026 di Ciro Ippolito. Dura 88 minuti ed è prodotta da Popfilm. Il leggendario regista, sceneggiatore e montatore napoletano classe 1947 torna in pista per firmare una “chicca” che sperimenta un linguaggio ibrido tra fantasy, docu e fiction.

Alien contro Ciro

La premessa narrativa è geniale nella sua assurdità. Celebra l’incontro sfrontato tra il navigato maestro del cinema d’assalto e I Cinemagnacci, due giovani blogger milanesi divorati dalla passione per l’horror.

A catturare visivamente le dinamiche di questa bizzarra alleanza i direttori della fotografia Morris Bragazzi, Nicola Cantatore e Miro Thuring. Le loro camere, servite per restituire con spietato realismo e dinamismo pop la materia fluida di questo formato ibrido.

Il risultato, una vera collisione esplosiva tra la vecchia scuola artigianale dei b-movie d’epoca e la nuova frontiera tecnologica del digitale. A dimostrare come la visione cinematografica possa rinnovarsi senza perdere la propria matrice eversiva e anarchica.

I Cinemagnacci e la sfida dell’avatar digitale

La trama si sviluppa con il ritmo scalpitante di un inseguimento metropolitano e generazionale. Due giovanissimi blogger milanesi, cresciuti a pane, algoritmo e cultura digitale, avviano una vera e propria caccia all’uomo per stanare un quasi ottantenne pirata del cinema napoletano.

Ippolito si trova infatti impegnato in un tour pubblico per presentare alcune sue storiche pellicole, felicemente riscoperte e consacrate dalla critica contemporanea.

Qui i due giovani piazzano il loro affondo più folle: proporre al vecchio leone di raccontare le sue leggendarie avventure produttive attraverso un avatar e un personaggio interamente generati dall’Ai.

Inizialmente, lo storico “cinematografaro” accoglie l’idea con colorato scetticismo e viscerale diffidenza verso i software moderni. I Cinemagnacci non mollano la presa: con un pressing martellante, condito da un’irrispettosa e contagiosa esuberanza, riescono a scalfire il muro del regista. Ciro cede, accetta la scommessa e decide di trasformare l’ennesima provocazione digitale nella sua personale arena da combattimento.

Un viaggio esilarante tra Milano, Pisa, Roma e Sitges

Un esilarante road movie. Tappe a Milano, Pisa, Roma e Sitges in Catalogna. Un cortocircuito dall’anima orgogliosamente guerrilla. Mentre l’industria globale del cinema spende decine di milioni di dollari per mondi virtuali e attori sintetici, Ippolito realizza l’intero film con 7mila euro. E ribalta la scarsità di budget in una vertigine di anarchia creativa.

L’opera arriva sui palcoscenici internazionali. Prima spagnola il 10 ottobre al Festival di Sitges de Cinema Fantàstic de Catalunya.

La cavalcata arriva nella Capitale alla 21esima Festa del Cinema di Roma. Il film, selezionato nella sezione Storia del Cinema – Documentari.

La storia di Alien 2 – Sulla Terra

Nel 1980 nacque il fantahorror Alien 2 – Sulla Terra, firmato da Ippolito con lo pseudonimo di Sam Cromwell. Mitologia da cinema di serie B. Tutto balenò nella mente del regista all’uscita dal Cinema Adriano di Roma dopo aver visto il capolavoro di Ridley Scott. Adocchiando il manifesto di Zombi 2 di Lucio Fulci, Ippolito intuì che la stessa furbata commerciale poteva funzionare per la fantascienza. E ambientò la vicenda non nel cosmo ma nelle viscere del pianeta Terra.

Un film girato con una troupe d’assalto tra le buie Grotte di Castellana in Puglia, i teatri di posa di Cinecittà e le coste della California vicino a San Diego. Nel cast un giovanissimo Michele Soavi e la colonna sonora firmata dai fratelli Guido e Maurizio De Angelis, gli Oliver Onions. Gli effetti speciali, per povertà produttive, lavorati con la trippa a fingere le viscere deelle vittime di Alien.

La critica dell’epoca lo liquidò come uno spudorato clone, Nel tempo, un cult internazionale. A Sitges, intorno a Ippolito centinaia di giovani cinefili armati di fanzine. La molla per i Cinemagnacci di mettersi sulle tracce del regista.

L’eclettismo di Ippolito: da Rossellini a Mario Merola fino al cult “Arrapaho”

In Alien contro Ciro il ritratto di un artista imprevedibile che ha attraversato cinquant’anni di cinema senza mai farsi ingabbiare da un genere. Nato a Napoli il 27 gennaio 1947, il debutto nel cinema d’autore. Nel 1972 Roberto Rossellini lo sceglie per Agostino d’Ippona, lavorando sul set sia come attore sia come aiuto regista.

Nella seconda metà degli anni Settanta uno dei motori produttivi della sceneggiata napoletana e del film poliziottesco, con popolari successi al fianco del re del genere Mario Merola.

Dopo l’epopea di Alien 2, nel 1984 un altro sberleffo destinato alla storia della cultura pop italiana. Dirige e produce Arrapaho, pietra miliare della commedia demenziale con gli Squallor. Un “cinematografaro” puro guidato solo dal fiuto, dal coraggio e da una congenita insofferenza per le regole.

Il cinema artigianale per salvare il futuro del settore?

Il viaggio di Alien vs. Ciro, una possibile lezione sulla natura del linguaggio visivo. Il mestiere “di pancia” del consumato produttore anni ’80 sposato all’universo virtuale dei giovani blogger guidati dagli algoritmi. I software di generazione visiva affianco all’intuito, all’improvvisazione sfacciata e all’imperfetta anarchia di chi ha attraversato la storia del cinema italiano.

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