A Roma il dibattito su sfide scientifiche e geopolitiche dell’Artico, dell’Antartico e del Terzo Polo himalayano
(Fonte. Cnr)
Scienza, diplomazia polare, sicurezza, formazione e ricerca: le parole chiave della due giorni dell’Arctic Circle Rome Forum – Polar Dialogue presso il Cnr. All’evento esperti della ricerca polare, rappresentanti di governi, istituzioni, imprese, comunità indigene e società civile provenienti da oltre 40 Paesi, per discutere il futuro delle regioni polari.
Un Forum a Roma
Il Forum, organizzato da Arctic Circle in collaborazione con il Mur e il Cnr, ha visto il coordinamento della Farnesina e il coinvolgimento dei ministeri della Difesa e dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Al centro dei dibattiti, le sfide scientifiche e geopolitiche dell’Artico, dell’Antartico e del Terzo Polo himalayano. Tra queste, i cambiamenti climatici, le tecnologie avanzate per il monitoraggio e l’adattamento. Ma pure le nuove rotte di navigazione, le risorse minerarie, la sicurezza internazionale e la diplomazia scientifica.
L’Artico al centro della scacchiera geopolitica
“L’Artico e le regioni polari sono ora al centro della scacchiera geopolitica. Il Rome Forum, in un momento storico”, ha detto Ólafur Ragnar Grímsson, presidente di Arctic Circle. La ministra dell’Università e Ricerca, Anna Maria Bernini, ha sottolineato invece il valore della ricerca artica italiana, attiva da oltre 50 anni, e il ruolo della scienza come ponte tra diplomazia e sicurezza.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha presentato il Documento strategico italiano sull’Artico, con l’obiettivo di consolidare il ruolo dell’Italia nella ricerca e nello sviluppo delle regioni polari, promuovendo progetti scientifici e imprese italiane sul territorio artico. E Isabella Rauti, sottosegretario alla Difesa con delega all’Artico e all’Antartide, ha definito l’Artico un “baricentro strategico globale” dove sicurezza, cambiamenti climatici e rotte commerciali si intrecciano.
Un lab naturale del climate change
Per il presidente Cnr Andrea Lenzi, l’Artico un laboratorio naturale per comprendere i cambiamenti climatici e le dinamiche ambientali che influenzano le società globali.
Francesco Petracchini, direttore del Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente del Cnr, ha ricordato l’importanza di infrastrutture condivise e tecnologie avanzate per la ricerca polare, con focus sulle stazioni scientifiche alle Svalbard, in Antartide e Himalaya.
La direttrice dell’Istituto di Scienze Polari del Cnr, Giuliana Panieri, ha evidenziato come l’Artico si stia riscaldando più del doppio rispetto al resto del pianeta, con record di riduzione del ghiaccio marino nel 2025.