Il vuoto della politica e il declino delle idee
Che la politica figuri come il malato terminale della nostra infelice modernità lo rivela la estrema povertà di elaborazione e di quadri concettuali cui essa oggi si affida.
In tempi di latente ozio ideologico. Lo dimostra la assoluta mancanza nel dibattito politico e politologico di una vera e qualificata disputa fra grandi categorie di pensiero tuttora irrisolte.
Si pensi al rapido invecchiamento della autoptica predizione di Fukuyama sulla “fine della storia”. Profezia cui si sarebbe opposto alla l’incalzante ottimismo scientifico e tecnologico. Si indaghi inoltre sui riflessi retorici che evoca, fra l’onirico e il banale, la leggendaria dimensione di Occidente. Sono fresche di lettura le pagine dedicate al tema da Schiavone.
Un impegno intellettuale, il suo, che meriterebbe di essere replicato ed esteso anche per sottrarre l’Occidente alla incombente lettura spaziale e politicista che lo va declinando dentro il perimetro dei poteri imperiali che si manifestano in un mondo saccheggiato degli interessi e dalla impronta commerciale che connota la politica estera delle grandi potenze.
A partire da quella americana che non solo svaluta storiche alleanze, anzi pretende di ridisegnare mappe e affinità in funzione di interessi e di ambizioni territoriali dettati da egolatrie perfino sospettabili di eccessi psicanalitici. Una brutta storia che sta divorando dall’interno le grandezze della Storia che abbiamo esplorato e che ci ha finora costituiti.
L’Occidente si è così ridotto al vago orizzonte sentimentale, a pretesto letterario quando non ha espediente per illudere che ancora esista ed abbia senso un mondo che coincida con un idee fondative di libertà e di progresso regolate dalla democrazia e dal primato della persona.
Credo sia perciò nostro interesse chiederci se ancora qualcuno si ritrovi oggi nello spazio di un Occidente presidiato dal principio umanistico e dalla regola democratica. Per saggiarne le distanze basterebbe rileggere le nitide prose su “Democrazia in America” di Alexis de Tocqueville.
Pagine che farebbero bene allo spirito costituente di chiunque volesse misurarsi con le sfide e le improntitudini che vengono di quel mondo che volta le spalle alla storia, preferendo la farsa, la macchinazione e la protervia come vettori del peggiore fra i futuri possibili.
Credo sia tempi che l’Europa si dia una vera costituzione civile animata dell’occidentalismo ricco dei valori universali che lo hanno reso fino a ieri egemone.
Una partita da giocare soprattutto in Italia ove appaiono chiare le insufficienze di politiche di cui, come si legge a occhio nudo, la destra non dispone mancandole una moderna idea di conservazione mentre la sinistra balbetta un progressismo che scambia addirittura le primarie per “il progetto politico”.
Intanto il mondo va avanti in una recita da avanspettacolo. Tragica, tutt’altro che divertente
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