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Cronaca

Sesso e mazzette per i documenti dei migranti: 120 indagati

Napoli si risveglia nel fango di un’inchiesta che squarcia il velo sulla gestione dei servizi demografici

di Dave Hill Cirio -


Scandalo all’Anagrafe di Napoli: sesso e mazzette per i documenti. Indagate 120 persone, Comune sotto assedio.

Sesso e mazzette

Napoli si risveglia nel fango di un’inchiesta che squarcia il velo sulla gestione dei servizi demografici. Quello che sembrava un sistema di “piccola corruzione” per accelerare le pratiche d’anagrafe si è rivelato un verminaio di scambi di favori. Mazzette e prestazioni sessuali consumate persino all’interno degli uffici comunali.

L’inchiesta della Procura di Napoli conta oggi 120 indagati, tra cui dipendenti pubblici, intermediari e cittadini compiacenti.

Non solo comunali: chi sono i 120 indagati?

Contrariamente a quanto si possa pensare, il numero monstre di indagati non riguarda solo il personale del Comune. Il sistema era una vera e propria rete tentacolare.

Dipendenti comunali, Funzionari e impiegati delle Municipalità (in particolare Stella-San Carlo all’Arena e Chiaia) che gestivano materialmente l’inserimento dei dati.

Intermediari. Agenzie di disbrigo pratiche che facevano da “ponte” tra l’utente e il funzionario corrotto.

Cittadini e stranieri. Molti indagati sono i beneficiari dei documenti (carte d’identità, cambi di residenza, cittadinanze iure sanguinis) che hanno pagato per scavalcare le liste d’attesa infinite.

I particolari piccanti: sesso in cambio di residenza

L’aspetto più torbido emerso dalle intercettazioni ambientali e video riguarda la “moneta di scambio”. Oltre alle bustarelle di contanti (dai 50 ai 500 euro a pratica), è emerso che alcuni dipendenti avrebbero estorto o accettato prestazioni sessuali in cambio di documenti.

E si parla di telecamere nascoste che avrebbero ripreso atti sessuali consumati proprio negli uffici durante l’orario di lavoro. Così trasformando gli sportelli del cittadino in una alcova privata a spese dei contribuenti.

Il sistema dei “furbetti” della cittadinanza

Un filone importante riguarda la concessione della cittadinanza italiana a cittadini stranieri (molti sudamericani) che non avrebbero mai messo piede a Napoli. Grazie a finti certificati di residenza creati dai dipendenti indagati, decine di persone ottenevano il passaporto Ue in tempi record, alimentando un business che fruttava migliaia di euro a settimana ai membri della “cricca”.

Il dubbio dei cittadini: servizio pubblico o supermarket del reato?

L’interrogativo che ora agita l’opinione pubblica napoletana è profondo. Se per un diritto basilare come la carta d’identità bisogna pagare o, peggio, sottostare a ricatti sessuali, cosa resta dello Stato?

Il Comune di Napoli ha annunciato provvedimenti disciplinari, ma il danno d’immagine è immenso. Mentre le code legali agli uffici restano chilometriche, l’inchiesta dimostra che esisteva una “corsia preferenziale” dove l’unica legge era quella del mercimonio.


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