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Economia

Bentornata austerità: “Ma non si tocca il Patto di Stabilità”

Tutti a piedi per risparmiare carburante ma Bruxelles non cede sul rigore contabile. Il piano che fa paura

di Giovanni Vasso -


Bentornata austerità in Europa. Toglieteci tutto ma non il Patto di Stabilità: l’Unione europea esorta gli Stati membri a consumare meno carburante ma ribadisce che i paletti economici e finanziari non si toccano. E non fa niente se, come ha detto il commissario Ue all’Energia Dan Jorgensen, in un solo mese di guerra abbiamo (già) speso più 14 miliardi di euro in più. L’importante è che i conti tornino. E poi, per andare al lavoro, è meglio organizzarsi coi colleghi, prendere la metro o il bus. Magari affittare una bicicletta. Anche perché la raccomandazione della Commissione agli Stati è quella di non abbassare le tasse sui carburanti.

Bentornata austerità: colpire i consumi

Va colpita la domanda, vanno diminuiti i consumi. Non si devono toccare gli equilibri contabili di bilancio. Dalla borsetta delle emergenze (ricordate?) Bruxelles ha estratto il tool box dell’Aie. In pratica, si tratta del decalogo che l’agenzia internazionale dell’energia ha messo nero su bianco. Una sorta di vademecum per risparmiare. Roba che, diciamocelo sottovoce, abbiamo già sentito, visto e (purtroppo) vissuto. Più smartworking. Più trasporto pubblico e car-sharing, guida efficiente (per i furgoni), Ztl e accessi contingentati alle auto sulle strade, oltre ai limiti di velocità da abbassare, ulteriormente, di dieci chilometri orari. Se possibile, evitare di usare il gpl. Manco per cucinare. Bentornata austerità, tutti a dieta in Europa.

L’esortazione di herr Jorgensen

“È chiaro che non si tratta di un pacchetto universale, in cui ci aspettiamo che tutti gli Stati membri implementino tutti e dieci gli strumenti di riduzione della domanda – ha detto, bontà sua, herr Jorgensen – ma è un ottimo insieme di strumenti e raccomandiamo vivamente a ogni Paese di valutare le possibilità a propria disposizione”. Una possibilità ci sarebbe pure ma quella no, non va manco immaginata. Ed è stata la prima cosa che da Bruxelles hanno messo in chiaro: “La clausola di salvaguardia generale (GEC) del Patto di stabilità e crescita, che consente agli Stati membri di discostarsi dal loro percorso di spesa netta, può essere attivata solo in caso di grave recessione economica nell’area dell’euro o nell’Ue nel suo complesso. Stiamo monitorando attentamente la situazione instabile in Medio Oriente, ma non ci troviamo in questo scenario”. Nemmeno col ritorno in grande stile dell’austerity, roba che non si vedeva dagli anni ’70, l’Ue trova il coraggio di slegarsi dall’ortodossia contabile. Mentre, come riporta Politico, si trovano i soldi (3,6 milioni) per fare una mega sala conferenza al Comitato delle Regioni. Noblesse oblige.

Ma la realtà appare (già) diversa

Le posizioni della Commissione cozzano con la realtà e con le scelte che i governi, a cominciare da quello italiano, stanno ponendo in campo. Ieri è stato approvato il decreto bollette alla Camera, con il bonus da 115 euro per i fragili e interventi sugli Ets. Intanto è iniziata a circolare la voce di una possibile proroga del taglio alle accise, che verrebbe deciso dopo Pasqua. E su cui l’Ue ha già fatto sapere di essere contraria. Nel mentre, l’inflazione inizia a far tremare. Ieri l’Istat ha riferito che a marzo è già risalita all’1,7% e che il carrello della spesa schizza del 2,2%. Ed è solo l’inizio. Confesercenti, a questo proposito, ha dipinto uno scenario preoccupante: “Con gli attuali livelli di prezzo di petrolio e gas, l’inflazione nel 2026 potrebbe tornare al +2,9%”. Una prospettiva che “di fatto cancellerebbe circa 3,9 miliardi di crescita prevista dei consumi, secondo le nostre recenti stime”. Altro che austerità: sarebbe il disastro.

Una nuova strategia energetica?

La richiesta è netta: “In questa difficile congiuntura, oltre ad interventi emergenziali come la proroga del taglio delle accise, chiediamo al Governo di passare da una logica di emergenza a misure strutturali”. E su questo, delicatissimo, argomento qualcosa si muove eccome. Sono già in atto le interlocuzioni tra attori istituzionali ed esperti del comparto. E si muovono diverse ipotesi. Su tutte, quelle legate a un ruolo di maggiore protagonismo, economico in primis e poi strutturale e strategico per Eni e le altre società partecipate del settore energetico. Intanto, ancora sull’inflazione, le parole ieri mattina del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta riportano l’attenzione su quanto si accinge a fare la Bce: “In un contesto così incerto e in costante evoluzione, sarà essenziale monitorare attentamente le aspettative e prevenire effetti di retroazione sui salari, assicurando al contempo che l’azione di politica monetaria resti proporzionata e coerente con il mandato”. Occhio a non imporre cure da cavallo, come è successo nel 2022. Perché, poi, qui viene giù tutto.


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