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Ambiente

Auto unica scelta: province banco di prova della mobilità

L'egemonia dell'uso dell'automobile ma pure la sensibilità ambientale

di Dave Hill Cirio -

(Fonte: Areté)


Nelle province l’auto resta la scelta obbligata. Secondo Areté, il 67% degli intervistati si muove abitualmente in auto. Solo il 12% ricorre regolarmente ai mezzi pubblici, un altro 12% cammina, mentre bici e e-bike insieme coprono l’8%. La ragione? Il 54% invoca la velocità, il 29% segnala un trasporto pubblico insufficiente. Solo il 36% si dice soddisfatto dell’offerta.

Il sondaggio Areté

Il sondaggio fotografa la spina dorsale dell’Italia reale. A livello nazionale, l’Italia resta tra i Paesi con la più alta motorizzazione d’Europa: nel 2023 si contavano 694 auto ogni 1.000 abitanti, ben sopra la media Ue. Nello stesso anno, il 65% degli italiani ha dichiarato di usare l’auto come principale mezzo di trasporto. Per molti italiani in provincia, quindi, guidare non è un vezzo ma necessità quotidiana. Rispetto a grandi città come Roma e Milano, con mezzi pubblici e car sharing più diffusi, le province mostrano una mobilità più vincolata, ma anche margini più ampi di sperimentazione.

Nonostante l’egemonia dell’auto, cresce la sensibilità ambientale: il 60% sostiene il bando dei diesel Euro 5 nei centri urbani. Le motivazioni principali sono migliorare l’aria (55%), allinearsi agli standard europei (21%) e ridurre traffico e inquinamento (24%). Chi si oppone teme costi eccessivi per le famiglie e dubita dell’impatto reale sulla salute. Senza alternative praticabili, la transizione rischia di rimanere sulla carta.

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Il divario

Il confronto tra province e metropoli evidenzia un divario strutturale. Nelle aree periferiche e ultraperiferiche, l’uso di auto e moto supera spesso il 75%, mentre mezzi pubblici e mobilità attiva restano sotto il 20%. Anche nelle grandi città l’auto resta molto presente: la spinta verso la mobilità sostenibile procede lentamente. Il nodo non è urbano o rurale, ma sistemico: servono trasporto pubblico capillare e alternative reali ovunque. A complicare la svolta interviene il nodo lavoro.

Anfia: No alle tappe forzate della transizione ecologica

Anfia, con il presidente Massimo Vavarossi, avverte che una transizione all’elettrico troppo rapida e basata su tasse e restrizioni rischia di mettere a repentaglio fino a 600-700 mila posti di lavoro in Europa, con 100mila già persi nel 2024 e altri 400mila a rischio entro il 2028. L’associazione denuncia anche un taglio di 4,6 miliardi al Fondo Automotive, destinato a sostenere la riconversione della filiera. Così, ridurre le emissioni è urgente, ma non può avvenire a costo di fratture sociali ed economiche.

Province laboratorio di cambiamento per l’uso dell’auto

Le province italiane possono diventare laboratorio di cambiamento. Chi le abita conosce la fragilità del sistema: mezzi pubblici quasi assenti, collegamenti carenti, servizi inadeguati. Eppure, molti cittadini sono pronti a cambiare. Il futuro può nascere qui, dove le innovazioni sono visibili e replicabili.

Serve volontà concreta: tpl efficiente e diffuso, infrastrutture per bici e percorsi pedonali sicuri, transizione graduale per chi lavora nell’automotive, incentivi reali per veicoli puliti. Strategie che mettano le province al centro, non solo le grandi città. Solo così l’auto potrà diventare “opzione”, non “necessità”, e la mobilità reale cambiare davvero.

Una sfida chiara. Un equilibrio tra ambiente, efficienza e lavoro per trasformare la mobilità italiana.


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