Bab el-Mandeb: la “Porta delle Lacrime” funziona
C'è un braccio di mare dove i giganti dell'oceano sembrano preferire il rischio calcolato alla paralisi
Sfidare la “Porta delle Lacrime”: il paradosso di Bab el-Mandeb tra droni e rotte commerciali.
Bab el-Mandeb “funziona”
Mentre le acque del Medio Oriente continuano a ribollire di tensioni geopolitiche e la morsa sullo stretto di Hormuz frena il commercio energetico globale, c’è un braccio di mare dove i giganti dell’oceano sembrano preferire il rischio calcolato alla paralisi: Bab el-Mandeb.
Nello stretto che divide il Corno d’Africa dalla penisola arabica — uno dei passaggi marittimi più strategici e sorvegliati al mondo —, il traffico delle merci non solo resiste, ma registra una sorprendente accelerazione.
I numeri della resilienza
I dati forniti dalla società di tracciamento marittimo Kpler tracciano un quadro tanto nitido quanto inatteso. Nella settimana compresa tra il 10 e il 16 agosto, il numero di navi mercantili e petroliere che hanno attraversato la “Porta delle Lacrime” è salito a 254 transiti confermati. Così, segnando un incremento del 6,7% rispetto ai sette giorni precedenti.
Questo flusso contrasta nettamente con la paralisi dell’altro grande snodo mediorientale, Hormuz, dove nello stesso arco temporale i passaggi sono crollati di quasi il 20%.
La “sfida” continua
Per assicurare le catene di approvvigionamento ed evitare il costo esorbitante di una totale circumnavigazione dell’Africa, molti operatori e armatori hanno scelto di accettare la sfida di Bab el-Mandeb, calcolando i rischi per raggiungere il Canale di Suez.
Le rotte trasparenti per ridurre i rischi
A rendere ancora più interessante la situazione è il comportamento delle imbarcazioni in transito. Contrariamente a quanto avvenuto nei mesi più bui della crisi, Kpler nota una netta flessione delle cosiddette “navigazioni fantasma”.
I transiti compiuti a transponder spenti (con il sistema di identificazione automatica AIS disattivato per celare la rotta) si sono ridotti da 40 a 16.
In un braccio di mare pattugliato da marine militari ed esposto alla minaccia di droni e dardi navali, mantenere la rotta visibile e trasparente sembra essere diventata la strategia preferita da capitani e compagnie per evitare fatali errori di identificazione.
La “Porta delle Lacrime” resta uno dei luoghi più pericolosi del pianeta, ma il motore del commercio globale continua a trovare una fessura attraverso cui passare.
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