Ursula annuncia il ban social ai minori di 13 anni
La proposta annunciata per domani è già al ribasso: la Francia chiedeva il limite minimo a 15 anni
L’Ue si prepara al divieto assoluto dei social per i minori di 13 anni. L’annuncio questa mattina della Capa dell’Esecutivo, Ursula von der Leyen, durante il discorso sullo Stato dell’Unione. È, tra i tanti temi sollevati, quello su cui Bruxelles forse è riuscita a incidere un pochino in più. Ma la proposta che domani passerà con l’Eu Kids Act non è altro che l’ennesimo compromesso al ribasso. Anche perché, nel frattempo, gli Stati membri hanno iniziato a fare da sé e la Francia, con il presidente Emmanuel Macron, aveva già avanzato una richiesta formale di ban per i social sui minori. Per i ragazzini fino a 15 anni, però.
Ursula e il ban (al ribasso) ai social per i minori di 13 anni
Von der Leyen ha detto al Parlamento riunitosi in seduta plenaria a Strasburgo che “domani la Commissione proporrà il Kids Act. Adotteremo un approccio graduale e differenziato. Ogni fascia d’età ha le proprie specificità; di conseguenza, ciascuna beneficerà di un livello di protezione su misura. Nessun account personale al di sotto dei 15 anni. Niente social media sotto i 13 anni”. L’accrocchio è servito: “Ciò significa che, per la fascia tra i 13 e i 15 anni non compiuti, saranno ammessi solo mini-account creati e supervisionati dai genitori, caratterizzati da funzionalità limitate e restrizioni temporali”. E infine: “Per la fascia tra i 15 e i 18 anni, invece, la progettazione sicura (safe design) diventerà un obbligo per le piattaforme”.
I buoni propositi di Von der Leyen
Chiosando il discorso relativamente all’Eu Kids e al ban social per i minori di 13 anni, Ursula ha sentenziato: “Non dobbiamo accettare funzionalità che creano dipendenza. Non dobbiamo accettare che i bambini vengano trascinati verso contenuti sempre più estremi. Non dobbiamo accettare che le foto delle ragazze vengano utilizzate per immagini sessualizzate generate dall’intelligenza artificiale”. Bene, benissimo. Adesso vedremo all’atto pratico. “Siamo noi a decidere le nostre regole, non le grandi aziende tecnologiche”, però lo facciamo (al solito) al ribasso.
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