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Economia

Oggi il consiglio dei ministri con il taglio accise

Slittano gli aiuti mirati, almeno per un (altro) po'. Intanto la corsa dei prezzi non accenna a placarsi

di Cristiana Flaminio -


Si terrà oggi pomeriggio il consiglio dei ministri in cui verranno prorogati i tagli alle accise sui carburanti. E non può essere diversamente dal momento che gli “sconti” attualmente in vigore scadranno giovedì. Per gli “aiuti mirati” bisognerà aspettare (almeno) ancora un altro po’. E non è certo una questione di pigrizia né di scarsa fantasia. Le ipotesi, sul tavolo dell’esecutivo, sono davvero tante.

Le idee dei ministri per far fronte al caro carburanti

Si è parlato, tra le altre cose, dell’ipotesi di allentare un po’ la morsa del bollo auto. Solo che, stando alle analisi, l’impatto positivo nelle tasche dei consumatori e delle famiglie non sarebbe immediato. E, soprattutto, il governo si ritroverebbe con le Regioni pronte a innescare l’ennesima guerra. Tra le altre idee spuntate fuori nel corso della giornata di ieri, c’è pure il bonus carburante. Cinquanta euro al mese a favore dei lavoratori costretti a prendere la macchina per raggiungere l’impiego. A patto, però, di avere un Isee inferiore a 35mila euro annui. L’ennesimo bonus che, oltre a escludere le partite Iva, finirebbe per favorire i soliti noti. Anzi, citando una recente stoccata di Matteo Salvini, i “collezionisti”. E metterebbe le aziende nella posizione di dover scegliere chi “premiare” e chi no. I consumatori, però, di proposte “differenziate” non ne vogliono nemmeno sentir parlare. Quello che è certo, però, è che le misure a sostegno di famiglie e imprese per l’energia resterebbero fuori dal Patto di Stabilità grazie alla flessibilità concessa da Bruxelles. Fatto, questo, che darebbe al governo margini di manovra importanti.

La corsa dei prezzi non si arresta

Ciò, però, non escluderebbe alcuni nodi di natura contabile che sarebbero emersi dall’analisi del decreto sul taglio delle accise stesso. A cominciare dalla quantificazione delle entrate e dagli effetti concreti sull’economia. L’analisi, però, non può che partire da un dato di fatto. E cioè che il prezzo dei carburanti è in ascesa continua. E in autostrada il diesel rimane “stabile” sopra quota 2,3 euro al litro. Non arrivano buone notizie dagli scenari di guerra. Né dal Medio Oriente, nemmeno dalla Russia. Le parole di Trump si sono sciolte come neve al sole. Altro che tregua energetica: Kiev e Mosca hanno proseguito a colpirsi vicendevolmente le rispettive infrastrutture.

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Le promesse già frustrate di Trump

Contestualmente, la promessa che tutto tornerà alla normalità con la fine della guerra in Iran è stata smentita dalle stesse compagnie petrolifere americane secondo cui mancano già all’appello ben 2,5 milioni di barili. E, come nei giorni scorsi ha detto il Ceo di Chevron Mike Wirth, i prezzi del greggio possono solo aumentare non appena torneranno a essere intaccate le riserve. Già ora, la situazione è quella che è. Brent e Wti sono oltre i 100 dollari al barile, rispettivamente sopra i 107 e i 102. Il gas, ad Amsterdam, continua ad essere apprezzato oltre gli 83 euro. E i russi, a cui Salvini aveva “aperto” con il ritorno delle forniture, frenano: il loro gnl tornerà in Europa, ha detto Peskov, se a Mosca converrà. E, naturalmente, alle sue condizioni. Intanto il Parlamento europeo ha dato il via libera “all’accordo provvisorio con il Consiglio per modificare la riserva stabilizzatrice del mercato per il sistema di scambio di quote di emissione dell’Ue per gli edifici, trasporto stradale e altri settori”. In pratica gli Ets2. Inoltre è stata rafforzata la disciplina del Cbam, il dazio carbonico. Insomma, a Strasburgo ci si alambicca con i regolamenti. Mentre la burocrazia dà il meglio di sé, le industrie fanno fatica anche solo a respirare.


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