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Scoperto il batterio mangiacarne a Messina: cosa sappiamo

L'Iss smorza ogni allarme: "Rischio di infezione in Italia è estremamente basso"

di Martino Tursi -


Scoperto il batterio mangiacarne nelle acque dello Stretto di Messina. Ma nessuna psicosi, l’Istituto superiore di Sanità fa chiarezza e frena ogni allarmismo: “I rischi di infezione in Italia sono estremamente bassi”. La vicenda arroventa l’estate e costituisce un nuovo capitolo nel dibattito che, sullo sfondo, coinvolge pure le grandi opere. Ma, prima di allargare il campo fin troppo, è bene leggere le indicazioni dei medici, degli esperti che invitano alla calma e a non cedere a nessun allarmismo. Che sarebbe, allo stato attuale, a dir poco ingiustificato.

Il batterio mangiacarne a Messina, cosa sappiamo

Il nome scientifico è Vibrio Vulnificus. Il batterio mangiacarne “scoperto” a Messina è della stessa famiglia dei vibrioni che mietono, ogni anno, decine e decine di infezioni in Florida. E, quest’anno, si è registrato per la prima volta anche un decesso legato proprio al microrganismo e alla sua azione patogena. Tutto questo, però, succede in America. Da noi la situazione è molto diversa e sul sito dell’Iss vengono offerte tutte le spiegazioni del caso. Perché il monitoraggio c’è e, da questi studi, non risultano elementi tali da giustificare paure e timori.

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Come si “prende” il Vibrio

“La trasmissione di questo patogeno – ossia del batterio mangiacarne che da Messina sta facendo parlare tutta Italia – può avvenire tramite il consumo di alimenti contaminati, specialmente frutti di mare, causando sintomi gastroenterici facilmente risolvibili senza terapia, oppure tramite l’esposizione di ferite aperte in acque salate o salmastre”. I sintomi sono chiari: “Nel caso di infezione tramite la ferita è causa di rossore, vesciche, bolle emorragiche, fino ad arrivare alla fascite necrotizzante (da cui il nome comune di batterio mangiacarne) che in rari casi, soprattutto se non trattata con antibiotici, si può concludere con l’amputazione dell’arto. In bassa percentuale (5 per cento in Usa) l’infezione può evolvere in sepsi. È importante sottolineare che l’infezione ha esiti più gravi in pazienti immunocompromessi”.

I rischi in Italia? Più bassi che nel Baltico

L’Iss risponde ancora sulla possibilità di “buscarsi” il batterio mangiacarne, a Messina come nel resto d’Italia: “Il rischio di contrarre l’infezione da Vibrio vulnificus nelle acque italiane è estremamente basso – puntualizzano appunto gli esperti – nonostante in passato siano state trovate tracce del batterio anche nel nostro Paese. Il patogeno cresce in modo ottimale a temperature sopra i 18°C e una salinità compresa tra 15-25 ppt (parti per mille), mentre la salinità media dei mari italiani è 36 ppt”. Per l’Europa sono ben altre le zone a rischio: “Il sito ’Vibrio viewer’ dell’Ecdc, che monitora in tempo reale temperatura e salinità delle acque europee attraverso i dati dei satelliti elaborando un ’indice di idoneità’ per i Vibrio, indica come più a rischio quelle del Mar Baltico e mar Nero, mentre dà rischio pari a zero per quelle del Sud Europa”.


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