Belgio, delusione bis generazione di fenomeni che non sa come si vince

Ai meno esperti potrebbe sembrare strano il clamore e l’ amarezza che in queste ore accompagnano l’uscita dal mondiale in Qatar dei ‘Diavoli Rossi’. In effetti è insolito che un paese con poco più di undici milioni di abitanti porti sulle proprie spalle così tante aspettative. La realtà però è che il Belgio ha dominato la classifica del ranking Fifa dal 2018 fino ad inizio 2022, e vanta nella propria rosa numerosi giocatori affermati a livello internazionale, soprannominati: “La generazione d’oro”.
Tra i giocatori che in questi ultimi anni hanno vestito la maglia della nazionale belga figurano: Kevin De Bruyne, Eden Hazard, Lukaku, Courtois, Vertonghen, Mertens e tanti altri.
Insomma, è praticamente impossibile nominarli tutti senza dimenticarsi di qualcuno; ed è questo il vero motivo che giustifica l’ immensa amarezza e delusione di un popolo intero, incredulo, di aver avuto a disposizione così tanti campioni, tutti nella stessa epoca storica, e non essere stati capaci di aggiungere anche un solo trofeo alla propria bacheca.
Il mondo calcistico incominciò ad accorgersi delle potenzialità della nazionale belga nei mondiali brasiliani del 2014, quando, sotto la guida dell’ ex CT Wilmots, i diavoli rossi arrivarono fino ai quarti di finale, perdendo contro l’ Argentina, futura finalista.
In Brasile però, probabilmente la maggior parte dei giocatori era ancora troppo acerba per poter ambire alla vittoria finale in una competizione così particolare ed importante.
La vera chance per la generazione d’oro di poter scrivere il proprio nome nei libri di storia, arrivò infatti quattro anni più tardi.
Ai mondiali russi del 2018 il Belgio si presentò ai blocchi di partenza come una delle nazionali più forti, con molti dei propri talenti migliori nella fase più importante della propria carriera, e con un nuovo allenatore: Roberto Martinez.
Tutto lasciava presagire alla ‘Spedizione vincente’, tanto che il Belgio passò il proprio girone come primo classificato con tre vittorie su tre partite giocate. Agli ottavi di finale sconfisse il Giappone, ai quarti il Brasile, arrivando fino alla semifinale, in cui però vide i propri sogni di gloria infrangersi contro i futuri campioni della Francia.
Sembrava dunque svanita una grandissima possibilità per i ragazzi di Martinez, ma la verità è che davanti a loro avevano ancora due grandi appuntamenti per poter essere ricordati per sempre dal proprio popolo; gli Europei 2020 (giocati poi nel 2021 causa Covid) e i mondiali 2022 in Qatar.
Nel primo caso furono i ragazzi di Mancini ad eliminare il Belgio nei quarti di finale dell’ europeo poi vinto.
Per la generazione d’oro dunque, gli insoliti mondiali invernali in Qatar rappresentavano l’ultima speranza.
L’ esordio vincente contro il Canada, seppur con una prestazione con più ombre che luci, poteva lasciare ben sperare, sino a quando, il giocatore più rappresentativo, De Bruyne, scatenò un vero e proprio terremoto, dichiarando: “Siamo troppo vecchi per vincere il Mondiale, la nostra chance ce la siamo giocata nel 2018. Dovevamo sfruttare l’occasione”. Da quel momento la nazionale di Martinez si spense completamente, raccogliendo solamente un punto tra Marocco e Croazia.
Il Belgio ora torna a casa, consapevole di non essere stato in grado in questi 8 anni di conquistare neanche un trofeo. La storia però insegna, e soprattutto nello sport, è dalle grandi delusioni che nascono le storie migliori. Nel 2024 ci saranno gli Europei in Germania, alcuni senatori della rosa attuale ci saranno ancora, accompagnati da diversi giovani talentuosi; magari, con meno pressione addosso, potrà essere la volta buona.

Ai meno esperti potrebbe sembrare strano il clamore e l’ amarezza che in queste ore accompagnano l’uscita dal mondiale in Qatar dei ‘Diavoli Rossi’. In effetti è insolito che un paese con poco più di undici milioni di abitanti porti sulle proprie spalle così tante aspettative. La realtà però è che il Belgio ha dominato la classifica del ranking Fifa dal 2018 fino ad inizio 2022, e vanta nella propria rosa numerosi giocatori affermati a livello internazionale, soprannominati: “La generazione d’oro”.
Tra i giocatori che in questi ultimi anni hanno vestito la maglia della nazionale belga figurano: Kevin De Bruyne, Eden Hazard, Lukaku, Courtois, Vertonghen, Mertens e tanti altri.
Insomma, è praticamente impossibile nominarli tutti senza dimenticarsi di qualcuno; ed è questo il vero motivo che giustifica l’ immensa amarezza e delusione di un popolo intero, incredulo, di aver avuto a disposizione così tanti campioni, tutti nella stessa epoca storica, e non essere stati capaci di aggiungere anche un solo trofeo alla propria bacheca.
Il mondo calcistico incominciò ad accorgersi delle potenzialità della nazionale belga nei mondiali brasiliani del 2014, quando, sotto la guida dell’ ex CT Wilmots, i diavoli rossi arrivarono fino ai quarti di finale, perdendo contro l’ Argentina, futura finalista.
In Brasile però, probabilmente la maggior parte dei giocatori era ancora troppo acerba per poter ambire alla vittoria finale in una competizione così particolare ed importante.
La vera chance per la generazione d’oro di poter scrivere il proprio nome nei libri di storia, arrivò infatti quattro anni più tardi.
Ai mondiali russi del 2018 il Belgio si presentò ai blocchi di partenza come una delle nazionali più forti, con molti dei propri talenti migliori nella fase più importante della propria carriera, e con un nuovo allenatore: Roberto Martinez.
Tutto lasciava presagire alla ‘Spedizione vincente’, tanto che il Belgio passò il proprio girone come primo classificato con tre vittorie su tre partite giocate. Agli ottavi di finale sconfisse il Giappone, ai quarti il Brasile, arrivando fino alla semifinale, in cui però vide i propri sogni di gloria infrangersi contro i futuri campioni della Francia.
Sembrava dunque svanita una grandissima possibilità per i ragazzi di Martinez, ma la verità è che davanti a loro avevano ancora due grandi appuntamenti per poter essere ricordati per sempre dal proprio popolo; gli Europei 2020 (giocati poi nel 2021 causa Covid) e i mondiali 2022 in Qatar.
Nel primo caso furono i ragazzi di Mancini ad eliminare il Belgio nei quarti di finale dell’ europeo poi vinto.
Per la generazione d’oro dunque, gli insoliti mondiali invernali in Qatar rappresentavano l’ultima speranza.
L’ esordio vincente contro il Canada, seppur con una prestazione con più ombre che luci, poteva lasciare ben sperare, sino a quando, il giocatore più rappresentativo, De Bruyne, scatenò un vero e proprio terremoto, dichiarando: “Siamo troppo vecchi per vincere il Mondiale, la nostra chance ce la siamo giocata nel 2018. Dovevamo sfruttare l’occasione”. Da quel momento la nazionale di Martinez si spense completamente, raccogliendo solamente un punto tra Marocco e Croazia.
Il Belgio ora torna a casa, consapevole di non essere stato in grado in questi 8 anni di conquistare neanche un trofeo. La storia però insegna, e soprattutto nello sport, è dalle grandi delusioni che nascono le storie migliori. Nel 2024 ci saranno gli Europei in Germania, alcuni senatori della rosa attuale ci saranno ancora, accompagnati da diversi giovani talentuosi; magari, con meno pressione addosso, potrà essere la volta buona.

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