In Germania due vicende esplose a distanza di pochi giorni stanno alimentando un dibattito che va ben oltre la politica contingente. Da un lato l’ex cancelliere Gerhard Schroeder immortalato a Mosca mentre festeggia il 74esimo compleanno di Vladimir Putin, dall’altro l’arresto dell’ex capo dell’intelligence estera tedesca August Hanning con accuse che comprendono spionaggio, violazione di segreti di Stato e presunti rapporti con soggetti stranieri. Due storie diverse, ma unite dal problema dei doppi ruoli e della circolazione di informazioni sensibili tra incarichi pubblici e consulenze private.
Merz ha perso le staffe
La reazione del cancelliere Friedrich Merz all’incontro tra Schroeder e Putin è stata durissima. Attraverso il portavoce del governo Steffen Meyer, si è detto “profondamente indignato”, definendo “immorale” la partecipazione dell’ex leader socialdemocratico ai festeggiamenti del presidente russo nel pieno della guerra in Ucraina. Il punto, tuttavia, non riguarda soltanto il giudizio politico. Schroeder rappresenta uno dei casi più discussi di “revolving door”, il fenomeno che vede ex responsabili pubblici passare a incarichi privati strettamente collegati ai dossier che hanno gestito durante il mandato.
Dopo aver promosso da cancelliere la cooperazione energetica con Mosca, l’ex leader della Spd ha assunto incarichi di primo piano in Nord Stream, Rosneft e nel sistema economico russo, fino alla recente nomina nel consiglio di sorveglianza della catena Hyperglobus.
La vicenda Schroeder e i doppi ruoli
Ma se la vicenda Schroeder riguarda soprattutto l’influenza politica ed economica, quella di August Hanning tocca il cuore della sicurezza nazionale. Secondo le accuse riportate dai media tedeschi e da diverse fonti internazionali, l’ex presidente del Bundesnachrichtendienst (Bnd) avrebbe ricevuto per anni documenti riservati da un ex collaboratore rimasto ai vertici dell’agenzia e li avrebbe utilizzati nell’ambito della propria attività di consulenza privata. Gli investigatori parlano di migliaia di documenti, alcuni classificati, e stanno cercando di accertare se parte di tali informazioni sia arrivata a soggetti stranieri.
È qui che emerge il nodo più delicato. In un’epoca in cui la competizione geopolitica si gioca sempre più sul terreno dell’intelligence, delle infrastrutture critiche e dei dati strategici, il passaggio di ex funzionari pubblici verso attività di consulenza internazionale crea una “zona grigia”. Non serve necessariamente il trasferimento di documenti classificati per generare un rischio. Bastano conoscenze riservate, accessi privilegiati, reti di relazioni e capacità di interpretare informazioni sensibili.
Una falla anche altrove
La Germania non è l’unico Paese a confrontarsi con questo dilemma. Negli Stati Uniti il dibattito sulle “revolving doors” tra Pentagono, intelligence, grandi contractor della difesa e società di lobbying è ricorrente da decenni. Nel Regno Unito, ex ministri e funzionari sono frequentemente sottoposti al vaglio dell’Advisory Committee on Business Appointments proprio per evitare conflitti d’interesse. In Austria, l’ex ministra degli Esteri Karin Kneissl finì al centro delle polemiche europee per i rapporti con Mosca e per il successivo ingresso nel consiglio di amministrazione di Rosneft, mentre l’Europarlamento arrivò a chiedere misure contro esponenti occidentali rimasti legati a delle aziende strategiche russe.
Le vicende di Berlino mostrano come il problema non sia soltanto etico. È un tema di sicurezza nazionale. E in una fase segnata dal ritorno della competizione tra grandi potenze, quella sottile linea può trasformarsi rapidamente in una vulnerabilità.