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Politica

“Non ti disunire”: il consiglio inascoltato al campo largo

di Eleonora Manzo -


Mercoledì a Napoli si è svolta la prima manifestazione del tanto citato ‘Campo largo’, l’alleanza che vedrebbe PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra muoversi insieme. L’idea – sbandierata ai quattro venti ancor prima di vedere la luce – era di mostrarsi come un ‘fronte unito’ dove ogni discussione fisiologica si sarebbe chiarita all’interno in vista delle elezioni politiche del 2027. Beh, possiamo dire che non è riuscita. Un po’ per un numero esiguo di partecipanti e un po’, anzi, soprattutto, per una frase sulla Russia pronunciata dal leader del M5S Giuseppe Conte, che ha generato polemiche all’interno di quello stesso campo largo che dovrebbe formarsi e consolidarsi nei prossimi mesi. Le parole dell’ex premier su riarmo, Russia e priorità italiane hanno avuto l’effetto, non tanto di aprire un dibattito, quanto rivelare ancora una volta che nell’opposizione il confine tra pluralismo e confusione resta drammaticamente sfocato.

La difesa di Conte sul riarmo

Il punto politico, prima ancora che polemico, è qui. Conte ha sostenuto che l’Italia abbia ben altre urgenze rispetto all’ipotesi di una guerra russa contro l’Europa elevata a priorità del giorno. Una posizione che indipendentemente dalla condivisione mette in evidenza emergenze comuni che molti cittadini conoscono fin troppo bene, economia, salari, sanità, costi della vita alle stelle. Nonostante tutto, la frase è diventata subito un caso politico e la ricaduta sul ‘fronte unito’ tanto invocato, è stata quella di un crollo al suolo.

Sul versante opposto, le parole di Pina Picierno – oggi soddisfatta di essere uscita dal Pd – aggiungono un carico simbolico non secondario. Perché in un partito che vorrebbe fungere da perno di una coalizione ampia, ogni voce che rivendica con sollievo la distanza finisce per suonare come una diagnosi, non come un incidente.

Campo largo, il rinvio della piazza del 15 luglio

In questo quadro si inserisce anche la scelta del Pd di rinviare la piazza del 15 luglio, prevista nel tour “Spazio unitario” dopo l’incontro avvenuto a Napoli. La motivazione ufficiale è che la priorità è la legge elettorale, appena approdata in Aula a Montecitorio. Ed è una motivazione seria, persino condivisibile, ma resta il dubbio che stiano battendo in una ritirata prudente dove meno ci si esibisce in pubblico meno si fomentano discussioni. Discussioni che, secondo fonti interne al Movimento 5 stelle, non esisterebbero proprio, e che sarebbero solo speculazioni per dividere il fronte.

Campo largo diviso: le accuse fanno il gioco di Meloni

Peccato che a certificare il clima di scontro nel centrosinistra unito arrivino le voci, tra le altre, del sentore dem Filippo Sensi, che ha attaccato frontalmente i 5 Stelle sostenendo che sull’Ucraina la loro linea finisca per coincide con quella di Vannacci, della Lega, di AfD e di Le Pen. Un affondo che fotografa bene il livello di tensione. Sulla stessa lunghezza d’onda, ma con un accento più politico che polemico, Davide Faraone di Italia Viva ha avvertito che queste divisioni finiscono per fare il gioco di Giorgia Meloni e fornire al Governo solo degli assist per fare gol.
L’esecutivo ha infatti il vantaggio evidente di una linea più leggibile, soprattutto nei dossier internazionali, e il paragone con l’opposizione non fa che favorirlo.

Forse, più che un nuovo slogan, al campo largo servirebbe oggi una disciplina interiore. Viene in mente la celebre frase di Ciro Capano nel film di Sorrentino: “Non ti disunire”. È un invito che il centrosinistra dovrebbe assumere quasi come regola di condotta, prima ancora che come suggestione letteraria. Perché una coalizione adulta non è quella che cancella le differenze, ma quella che impedisce alle differenze di trasformarsi ogni volta in frattura, recriminazione, sospetto. Se vuole davvero proporsi come alternativa di governo, il campo largo deve partire da lì: non da una posa unitaria, ma dalla capacità più difficile e più politica di non disunirsi.

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