Il campo largo fibrilla, Calenda aumenta il pressing
Il leader di Azione: "È ora che i riformisti dem vengano a costruire con noi il polo europeista di centro"
Il campo largo fibrilla: il dibattito interno al campo progressista continua a registrare forti tensioni, alimentate dalle crescenti divergenze sulla politica estera e sulla tenuta dell’asse tra Pd e 5Stelle.
Il campo largo fibrilla
Le recenti dichiarazioni di Giuseppe Conte in merito al blocco dell’invio di armi all’Ucraina e all’ipotesi di affidare alle primarie di coalizione la definizione della linea di politica internazionale hanno riaperto una profonda frattura tra l’ala riformista del Pd e il vertice del Movimento.
La controversia ha spinto le forze del centro liberale ed europeista a intensificare il pressing sui settori moderati del Pd, mettendo in discussione la sostenibilità strutturale dell’alleanza del cosiddetto “campo largo”.
L’affondo di Calenda
“Linea Conte incompatibile, l’Ucraina sia una precondizione”. In questo scenario, la presa di posizione di Carlo Calenda, leader di Azione. Ha rivolto un appello esplicito alla componente riformista dem per la costruzione di un polo alternativo di centro:
«Mi pare – ha detto – che sia il momento di prendere atto che la linea politica di Conte è incompatibile con quella dei riformisti del Pd. L’appoggio all’Ucraina dovrebbe essere una precondizione alle primarie. È ora che vengano a costruire con noi il polo europeista di centro».
Commentando l’ipotesi avanzata da Conte di una svolta negoziale attraverso contatti diretti con le diplomazie estere in caso di vittoria alle primarie, Calenda ha criticato duramente l’impostazione del leader pentastellato.
E ha definite queste posizioni distanti dalle esigenze di un popolo che combatte per la propria libertà e dalla collocazione euroatlantica dell’Italia.
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I dubbi dell’area riformista Dem sui rapporti con il M5S
L’uscita del leader di Azione intercetta un malessere diffuso ed espresso da diversi esponenti dell’area riformista e moderata del Partito Democratico. Le perplessità riguardano principalmente tre nodi strategici
La collocazione internazionale e la difesa
L’approccio nei confronti della crisi ucraina e del rispetto degli impegni con la Nato rappresenta il principale punto di frizione. Per i riformisti dem, la linea atlantista ed europeista non può essere condizionata da consultazioni primarie né messa in discussione da posizioni pacifiste radicali.
L’identità e la leadership della coalizione
Esiste una preoccupazione costante che l’agenda politica dell’alleanza finisca per essere dettata dal Movimento 5 Stelle, riducendo lo spazio politico del Pd e snaturando la sua vocazione a vocazione maggioritaria e di governo.
La governance e l’economia
Oltre alle questioni internazionali, emergono storiche divergenze su infrastrutture, politiche del lavoro e sviluppo industriale, ambiti in cui l’ala riformista auspica posizioni più pragmatiche rispetto alle ricette tradizionali del M5S.
Le prospettive per la costruzione del campo progressista
La richiesta di fissare la linea di politica estera come precondizione vincolante per qualsiasi alleanza pone la dirigenza del Pd di fronte a una scelta complessa.
Da un lato, la necessità matematica di mantenere un dialogo con i 5Stelle per garantire competitività elettorale contro la coalizione di centrodestra.
Dall’altro, la pressione interna ed esterna spinge per una chiarificazione identitaria che eviti ambiguità sui valori fondanti dell’Unione Europea e dell’Alleanza Atlantica.
L’evoluzione di questo confronto determinerà nei prossimi mesi la conformazione definitiva delle alleanze nel centrosinistra.
Calenda, già da ora, spera in nuovi spazi per la ricomposizione di un polo europeista e riformista autonomo.
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