Cara Ue, “l’operazione è perfettamente riuscita ma il paziente è morto”
Il vero rischio per l’Italia e per l’eurozona non è soltanto la crisi economica globale scatenata dalla guerra Usa-Iran da un lato e dalla guerra Russia-Ucraina dall’altro, ma la progressiva paralisi prodotta dalla macchina burocratica di Bruxelles. Questi tecnocrati tutti attenti ai vincoli e ai parametri ci ricordano quel chirurgo che afferma “l’operazione è perfettamente riuscita ma il paziente è morto”.
Mentre Usa e Cina corrono su innovazione, industria ed energia, l’Ue è impantanata. Ogni decisione richiede mesi, a volte anni, tra Commissione, Consiglio, Parlamento e organismi tecnici. Nel frattempo le imprese aspettano, gli investitori scappano e scelgono mercati più semplici e veloci. È difficile convincere un gruppo internazionale a investire in Italia o in un altro Paese Ue quando vincoli e controlli si moltiplicano senza una visione pragmatica dello sviluppo e della crescita.
Altro che competitività, siamo soffocati da un eccesso di regole. Prendiamo la transizione ecologica: è una trappola ideologizzata che rischia di desertificare interi comparti industriali. Noi pertanto insistiamo sulla necessità di restituire centralità agli Stati e all’economia reale. E di opporci a un’Ue a che troppo spesso appare distante dai bisogni di cittadini e imprese. Una governance dominata da tecnocrati con il pallino della burocrazia in stile “Ufficio complicazioni affari semplici”, che producono direttive senza misurarsi con gli effetti concreti sui territori, è il principale freno alla nostra crescita.
Per non parlare dei vincoli sui conti pubblici che praticamente legano le mani anche al miglior ministro dell’Economia. Così l’Ue è il nostro principale handicap. Se l’Europa vuole sopravvivere nella competizione globale deve semplificare, accelerare e lasciare respirare l’economia. Altrimenti il rischio è quello di restare un gigantesco apparato amministrativo incapace di generare crescita e futuro.
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