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Carburanti, stangata sul diesel: prezzi in salita mentre le quotazioni scendono

Il dimezzamento dello sconto sulle accise fa impennare il gasolio oltre i 2 euro al litro, aggravando i costi per famiglie e lavoratori

di Ernesto Ferrante -


Il dimezzamento dello sconto sulle accise del gasolio, da 10 a 5 centesimi, ha riportato il diesel sopra i 2 euro al litro, cancellando in un colpo solo la breve tregua degli ultimi giorni.

Le rilevazioni sui prezzi dei carburanti

Questa mattina, stando alle rilevazioni di Staffetta Quotidiana, la benzina self service sulla rete stradale è a 1,917 euro/litro (-9 millesimi rispetto a venerdì), gasolio a 2,004 euro/litro (+20). Il Gpl è a 0,792 euro/litro (-2), il metano a 1,563 euro/kg (+1). In autostrada, la benzina self è a 2,014 euro (-9), il diesel a 2,090 euro (+22), il Gpl a 0,906 euro (invariato) e il metano a 1,587 euro (+3).

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Famiglie, pendolari, autotrasportatori e lavoratori che usano l’auto per necessità si ritrovano a pagare di più proprio mentre il costo della materia prima cala. La contraddizione che non può essere liquidata come un semplice “aggiustamento tecnico”.

I numeri della stangata

Il tutto mentre la rete autostradale supera di nuovo la soglia psicologica dei due euro, trasformando ogni spostamento in un salasso. Secondo il Codacons,tenuto conto della quantità di gasolio venduta quotidianamente solo su strade e autostrade italiane, “la riduzione del taglio sul gasolio da 10 a 5 centesimi di euro costerà agli automobilisti italiani 17,1 milioni di euro a settimana solo a titolo di maggiori costi di rifornimento”.

Provvedimenti deboli e consumatori penalizzati

La narrazione ufficiale parla di “proroga del taglio delle accise”. Ma prorogare uno sconto ridotto non è un aiuto. È un modo elegante per dire che, all’ombra degli annunci spot, si aumenta il prelievo fiscale. Il gasolio, carburante essenziale per logistica, agricoltura e trasporti, è quello più colpito. Il consumatore, come sempre, è l’anello debole. Paga quando il petrolio sale, paga quando scende, paga quando lo Stato interviene e paga quando lo Stato innesta la retromarcia.

In un Paese dove il trasporto pubblico è insufficiente e in cui milioni di persone non possono rinunciare all’auto, con l’inflazione che ha già eroso salari e risparmi, agire con il freno a mano tirato sulle accise significa scaricare sui cittadini il costo di scelte politiche pavide e prive di una reale visione.


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