Caso Minetti, dalla prima istruttoria del Ministero alle nuove verifiche
Il caso Minetti è esploso rumorosamente, tanto da comportare l’interessamento del Colle. Il Quirinale ha chiesto chiarimenti al ministro Carlo Nordio in merito a presunte irregolarità nell’istruttoria che ha portato alla concessione della grazia firmata dal presidente Sergio Mattarella. Una circostanza abbastanza inusuale che apre a dubbi anche sugli scenari futuri. Al centro della vicenda ci sono le “supposte falsità” che, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, avrebbero influito sul provvedimento di clemenza. La grazia ha infatti cancellato la condanna a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato, legata ai filoni giudiziari Ruby ter e Rimborsopoli. Pena che Minetti avrebbe dovuto scontare attraverso misure alternative.
Come è esploso il caso
A far esplodere il caso è stata un’inchiesta de Il Fatto Quotidiano, che ha sollevato dubbi sulla regolarità dell’adozione di un minore con gravi problemi di salute da parte dell’ex consigliera regionale. Questo elemento sarebbe stato determinante nella valutazione positiva della richiesta di grazia. Secondo il quotidiano, Minetti avrebbe fornito informazioni non veritiere nella documentazione presentata. La replica dell’interessata non si è fatta attendere. Nicole Minetti ha definito le accuse “prive di fondamento e gravemente lesive” della sua reputazione, annunciando azioni legali.
L’istruttoria del provvedimento
Dal Quirinale si sottolinea come il Presidente della Repubblica non disponga di strumenti investigativi autonomi e basi le proprie decisioni esclusivamente sugli atti trasmessi dalla magistratura e dal Ministero della Giustizia. In questo caso, circa 50 cartelle di istruttoria provenienti dalla Procura di Milano descrivevano un cambiamento radicale nello stile di vita di Minetti, anche dopo la relazione con Giuseppe Cipriani junior. E proprio sul dossier si è basata, finora, la replica del ministero della Giustizia. “Nessuno degli elementi negativi riportati da recenti articoli di stampa risulta agli atti della procedura”, chiariscono dagli uffici di Nordio. E si sottolinea anche come il Procuratore generale di Milano abbia fornito un parere favorevole. Parallelamente, però, si è dato mandato alla stessa Procura generale di Milano avviare le procedure per ulteriori accertamenti. Le indagini potrebbero estendersi anche all’estero, in particolare in Uruguay, dove Minetti vive parte dell’anno.
Il caso Minetti diventa politico
La vicenda non manca di alimentare tensioni anche sul piano politico. L’opposizione ha subito attaccato il ministro Nordio. Debora Serracchiani ne ha chiesto le dimissioni criticando la gestione del ministero della Giustizia. La replica del Guardasigilli è stata immediata: un richiamo all’articolo 681 del codice di procedura penale – che disciplina l’iter dei provvedimenti di grazia – e un invio a rileggerlo rivolto direttamente all’esponente del Pd. Polemiche a parte, i primi sviluppi della vicenda sono comunque attesi a brevi. Oggi stesso potrebbero esserci i primi sviluppi, vista la celerità chiesta, ma anche annunciata, da tutte le parti in causa.
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